Un imbarcadero inconfondibile. Lo sfondo di quel ramo del lago di Como e lui, abito color panna, Elisabetta Canalis di fronte, si gode le atmosfere italiche. George Clooney, nelle foto emblema del gossip dell'estate scorsa, in una villa Oleandra assediata dai paparazzi, ancora una volta ha regalato a Laglio gli onori delle cronache, e il fascino del Belpaese, come sempre, ha fatto il giro del mondo. La presenza della star, che ha smentito la notizia su una presunta vendita della sua splendida magione, ha fatto registrare un aumento del 30 per cento del turismo a Laglio e zone limitrofe e i prezzi del mattone, anche nei paesi del primo bacino del lago, sono quasi raddoppiati: da 2500/3000 a 5000 euro al metro quadro. Da anni Clooney ha eletto le sponde manzoniane a luogo del suo buen retiro, contagiando amici come Matt Damon, Brad Pitt e Angelina Jolie, già protagonisti di trattative riservate per nobili dimore, casali e terreni di casa nostra. Ma non sono stati i soli ad innamorarsi dei luoghi lacustri lombardi. Nel lago di Como hanno gettato l'ancora un nutrito drappello di magnati russi, come il potente Arkadij Novikov, che per 35 milioni di euro, due anni fa, ha acquistato dalla famiglia Versace villa Fontanelle. Ad Argegno invece troviamo l'ucraino Alexander Rodnyansky, fondatore del più grande gruppo televisivo privato dell'Est europeo. Tra gli italiani d'adozione, i russi sono i più numerosi, ma la colonia di stranieri che sceglie lo stivale per acquistare nuove proprietà si rimpolpa a vista d'occhio. Secondo le percentuali dettate dalle statistiche Fiaip, ai primi posti nella caccia agli investimenti immobiliari in Italia, oltre alla Russia, troviamo Gran Bretagna, Germania e Francia. Gli inglesi e i francesi sono attratti dal mercato toscano e umbro, i tedeschi prediligono la riviera romagnola e le coste tra Veneto e Friuli, gli Stati Uniti puntano su Liguria,
Puglia e Sicilia e i russi sul nord Italia. Ville, casali, trulli, ma non solo. Nei sogni degli acquirenti, che arrivino da Oltreoceano, Oltremanica o dai Paesi dell'Est, vanno per la maggiore anche loft e bilocali tra i trecento e i cinquecento mila euro. Tanti si fanno avanti per acquisti più abbordabili. Tante le star hollywoodiane, gli artisti, gli imprenditori e i soliti cultori di affari immobiliari da svariati milioni di euro. Tutti accomunati da un unico credo: in Italia si sta meglio che in qualsiasi altro luogo al mondo. Ed è così che, lasciate le residenze di Parigi, New York e Montecarlo, Fernando Botero e la moglie Sophia Vari, ritrovano la loro «oasi di pace» nello studio di Marina di Pietrasanta, Richard Branson, magnate della Virgin, si rifugia a Lenno, nella protettissima villa Cassinella e il premio Oscar Helen Mirren, appena può, raggiunge la sua masseria del Cinquecento nel feudo di Tiggiano, nel Salento. Sono in tanti che, complice la passione per le nostre tradizioni, mettono radici tra i vigneti del nostro Paese. Carole Bouquet, nelle terre intorno al suo dammuso, a Pantelleria, si diletta a produrre il passito doc «Sangue d'oro», mentre Sting, appassionato di agricoltura biologica, ha acquistato una tenuta di trecento ettari, con tanto di villa e collina boscosa, a Figline Valdarno, dando così lustro all'azienda agricola Il Palagio, un tempo del marchese di San Clemente, che oggi offre lavoro a quindici dipendenti, tutti rigorosamente toscani. «È qui che Sting passa tanto tempo insieme alla sua famiglia. È qui che ha composto gli ultimi brani ed è in questa proprietà che il prossimo maggio presenterà l'ottimo Chianti classico di sua produzione» racconta Gelasio Gaetani d'Aragona, grande amico della rockstar inglese, ora impegnato nella produzione del vino. «È affezionato a questi luoghi - continua - li considera casa sua, anche se si fa vedere poco in giro e ha scelto di condurre una vita molto ritirata». Il rock spesso fa rima con le passioni tutte italiane. Peter Gabriel, leggenda dei Genesis, ha acquistato e ristrutturato un complesso alberghiero a Cannigione, nel golfo delle Saline, nei pressi di Arzachena, dove si trasferisce per alcuni mesi all'anno e dove gli è stata conferita la cittadinanza onoraria. È atteso per la prossima estate e tutti sperano possa regalare ai suoi compaesani un altro concerto in piazza come quello organizzato anni fa. Con l'estate si apriranno le porte delle ville in Costa Smeralda e sulla Costiera amalfitana. Quelle di Roman Abramovich a Porto Rotondo, di Fiona Swarovski a Capri e vicino alla spiaggia di Ira in Sardegna, e quella del re della vodka Roustam Tariko, una delle più affascinanti della Sardegna, già di proprietà di Karl Hahn, ex presidente del gruppo Volkswagen. Elton John e compagno sono sempre attesi a Venezia, nello splendido appartamento alla Giudecca, mentre aumenta il numero delle locazioni che stanno attirando l'attenzione di nuovi acquirenti. In pole position Abruzzo e Marche. Outsider con le carte in regola. I panorami mozzafiato del Conero e le dimore storiche abruzzesi strizzano l'occhio agli stranieri, spingendoli verso ulteriori trattative. E restano in tanti quelli che non demordono e che puntualmente, come il co-fondatore di Microsoft Paul Allen, tornano nei luoghi del cuore per eccellenza come Venezia, per scovare, tra calle e palazzi patrizi, un nido tutto italiano.
IL GIORNALE
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domenica 7 marzo 2010
sabato 17 ottobre 2009
Casinò, l'inaspettata tentazione del governo Che sul turismo sta per sbagliare la puntata
Rilanciare il turismo attraverso la creazione di nuovi casinò in alberghi a 5 stelle. L’idea, filtrata ieri e da giorni al vaglio dei tecnici del governo, è contenuta in una bozza di decreto di 19 articoli messa a punto dal ministro Michela Brambilla che verrà probabilmente discussa dall’esecutivo già oggi, sia pure informalmente. «È una proposta a cui sto lavorando – ha confermato in serata la Brambilla – ma la materia non sarà all’esame» dell’incontro odierno del Consiglio dei ministri. Eppure sull’ipotesi si sono già concentrate osservazioni e critiche degli addetti ai lavori. I punti dirimenti sono sostanzialmente due, fatta salva la controversa scelta di investire su un provvedimento del genere: da un lato la decisione di puntare, se il testo venisse confermato, su un’utenza di alto livello per il rilancio dell’economia turistica del nostro Paese, dall’altro la corsa ad accreditarsi, per ragioni differenti, di molte città e centri di medie dimensioni che sperano di calamitare, con l’apertura o la riapertura di sale da gioco, nuove fette di visitatori.
Tutte le critiche al piano. Il primo intervento del ministro Brambilla in materia risale al febbraio scorso, quando disse di essere d’accordo con l’ipotesi di aprire nuovi casinò «magari mettendoli negli hotel di lusso e consentendo il gioco ai soli ospiti». In precedenza, un ordine del giorno accolto dal governo nell’agosto 2008 aveva previsto la possibilità di aprire al massimo 10 casinò in quattro diverse aree geografiche del nostro Paese. Ora il piano del ministero, che vuole diversificare e aumentare i flussi turistici sostenendo l’offerta recettiva più qualificata, sarebbe la vera novità contenuta nello schema di decreto sul rilancio dell’immagine del Sistema Italia. Prima però sarà necessario un sì preventivo anche da parte dei ministeri dell’Interno e dell’Economia e per questo i tempi saranno verosimilmente più lunghi. C’è poi da considerare che, almeno finora, hanno prevalso i rilievi e i distinguo rispetto ai giudizi positivi. Solo Federturismo ha espresso «un sì con riserva per un provvedimento che va nella direzione di quanto fatto già in altri Paesi», mentre Federgioco, pur ribadendo disponibilità al confronto, ha «stigmatizzato il metodo» contestando il ricorso al decreto legge e invitando il ministro Brambilla a un ripensamento. Più articolato il parere dell’Anit, l’associazione che raccoglie Comuni da tempo in lista d’attesa per la riapertura dei casinò, che per bocca del suo coordinatore Gianfranco Bonanno, parla di «propositi apprezzabili», ma dice no all’utilizzo degli hotel a cinque stelle, «strutture di élite che non porterebbero benefici all’economia locale». Preoccupati anche i lavoratori Slc-Cgil, secondo cui ci sarebbero «pesantissime ripercussioni sulla tenuta occupazionale nelle quattro case da gioco» di Sanremo, Saint Vincent, Venezia e Campione.
Il resto del provvedimento. Gli altri interrogativi rispetto alla riapertura dei casinò riguardano proprio l’individuazione delle città coinvolte dal provvedimento e la ripartizione delle risorse a favore delle casse comunali, mentre continua il pressing degli operatori perché si privilegi alla fine un’utenza più ampia rispetto a quella dei soli clienti delle strutture di lusso. Ci sono margini perché il provvedimento possa cambiare? L’impressione è che decisivo sarà il passaggio odierno in Consiglio dei ministri, dove verranno probabilmente espresse anche riserve legate all’opportunità del provvedimento in materia di ordine pubblico. Quanto al resto del decreto turismo, dovrebbe essere previsto un credito d’imposta per gli investimenti sostenuti dalle strutture recettive, mentre per le agenzie di viaggio sarebbe allo studio il prelievo delle imposte dirette e dell’Iva all’atto di inizio del viaggio o del soggiorno. Favorevole al credito d’imposta per gli alberghi si è detta Confturismo, secondo cui «un sostegno di questo tipo potrebbe essere utile a tutto il comparto alberghiero».
La mappa delle candidate al tavolo verde. C’è Taormina che aspetta dal 1964, anno di chiusura del suo casinò. Si sono mossi pure i parlamentari del Mpa, con un ddl in sei articoli, per chiederne la riapertura. Ci sono Stresa, Montecatini Terme, San Pellegrino, Bagni di Lucca e molti altri Comuni pronti a (ri)appassionarsi per roulette e tavolo da gioco, dopo fugaci esperienze nel secolo scorso. E la lista delle candidature è lunga, se pensate che la voglia di casinò è arrivata fino all’isola d’Elba, con l’ipotesi di ospitarne uno a Porto Azzurro. Ma a ben vedere, la mappa delle località papabili è arrivata ieri dalla Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, che ha parlato del provvedimento segnalando che «porterebbe più danni che benefici». Secondo la Fipe in Italia potrebbero aprire oltre 230 case da gioco disposte a macchia di leopardo sul territorio, senza alcun nesso con il turismo. Se venisse preso per buono l’unico criterio sin qui circolato per l’individuazione dei Comuni ospitanti, cioé la presenza di alberghi a cinque stelle, la Regione che ne «beneficerebbe» di più sarebbe la Campania, con il 14,7% delle strutture che risponderebbe a questo requisito, seguita dalla Lombardia (13,4%) e da Veneto e Toscana (12,9%).
Il problema, secondo la Fipe, è costituito proprio dal fatto che «il mondo dei casinò sta vivendo un momento di grande difficoltà a livello mondiale e per questo sembra ancora più assurda l’idea di poter fare cassa da un settore in piena crisi». Secondo il centro studi della federazione, i casinò potrebbero generare al massimo lo 0,5% in più delle presenze all’anno, mentre sarebbe tutta da verificare la reazione dei giocatori-turisti, per poco o nulla assimilabile a quella dei turisti tout court.
Basta vedere quanto sta accadendo ai quattro casinò storici del nostro Paese. In questi mesi hanno annunciato tutti, eccetto Sanremo, importanti stanziamenti per tentare di risalire la china. L`investimento più consistente lo ha annunciato il casinò di Campione: 140 milioni di euro. Venezia ne ha stanziati 40, Saint Vincent 45. In totale un pacchetto di 225 milioni di euro che gli azionisti di riferimento delle quattro case da gioco italiane (gli enti pubblici) hanno deciso di varare. Per la prima volta nella loro lunga storia i casinò sono dunque obbligati a pensare e ad agire come una normale impresa commerciale, una dimensione insolita per aziende pubbliche abituate unicamente ad aprire le porte per realizzare i loro profitti.
FONTE: avvenire
Tutte le critiche al piano. Il primo intervento del ministro Brambilla in materia risale al febbraio scorso, quando disse di essere d’accordo con l’ipotesi di aprire nuovi casinò «magari mettendoli negli hotel di lusso e consentendo il gioco ai soli ospiti». In precedenza, un ordine del giorno accolto dal governo nell’agosto 2008 aveva previsto la possibilità di aprire al massimo 10 casinò in quattro diverse aree geografiche del nostro Paese. Ora il piano del ministero, che vuole diversificare e aumentare i flussi turistici sostenendo l’offerta recettiva più qualificata, sarebbe la vera novità contenuta nello schema di decreto sul rilancio dell’immagine del Sistema Italia. Prima però sarà necessario un sì preventivo anche da parte dei ministeri dell’Interno e dell’Economia e per questo i tempi saranno verosimilmente più lunghi. C’è poi da considerare che, almeno finora, hanno prevalso i rilievi e i distinguo rispetto ai giudizi positivi. Solo Federturismo ha espresso «un sì con riserva per un provvedimento che va nella direzione di quanto fatto già in altri Paesi», mentre Federgioco, pur ribadendo disponibilità al confronto, ha «stigmatizzato il metodo» contestando il ricorso al decreto legge e invitando il ministro Brambilla a un ripensamento. Più articolato il parere dell’Anit, l’associazione che raccoglie Comuni da tempo in lista d’attesa per la riapertura dei casinò, che per bocca del suo coordinatore Gianfranco Bonanno, parla di «propositi apprezzabili», ma dice no all’utilizzo degli hotel a cinque stelle, «strutture di élite che non porterebbero benefici all’economia locale». Preoccupati anche i lavoratori Slc-Cgil, secondo cui ci sarebbero «pesantissime ripercussioni sulla tenuta occupazionale nelle quattro case da gioco» di Sanremo, Saint Vincent, Venezia e Campione.
Il resto del provvedimento. Gli altri interrogativi rispetto alla riapertura dei casinò riguardano proprio l’individuazione delle città coinvolte dal provvedimento e la ripartizione delle risorse a favore delle casse comunali, mentre continua il pressing degli operatori perché si privilegi alla fine un’utenza più ampia rispetto a quella dei soli clienti delle strutture di lusso. Ci sono margini perché il provvedimento possa cambiare? L’impressione è che decisivo sarà il passaggio odierno in Consiglio dei ministri, dove verranno probabilmente espresse anche riserve legate all’opportunità del provvedimento in materia di ordine pubblico. Quanto al resto del decreto turismo, dovrebbe essere previsto un credito d’imposta per gli investimenti sostenuti dalle strutture recettive, mentre per le agenzie di viaggio sarebbe allo studio il prelievo delle imposte dirette e dell’Iva all’atto di inizio del viaggio o del soggiorno. Favorevole al credito d’imposta per gli alberghi si è detta Confturismo, secondo cui «un sostegno di questo tipo potrebbe essere utile a tutto il comparto alberghiero».
La mappa delle candidate al tavolo verde. C’è Taormina che aspetta dal 1964, anno di chiusura del suo casinò. Si sono mossi pure i parlamentari del Mpa, con un ddl in sei articoli, per chiederne la riapertura. Ci sono Stresa, Montecatini Terme, San Pellegrino, Bagni di Lucca e molti altri Comuni pronti a (ri)appassionarsi per roulette e tavolo da gioco, dopo fugaci esperienze nel secolo scorso. E la lista delle candidature è lunga, se pensate che la voglia di casinò è arrivata fino all’isola d’Elba, con l’ipotesi di ospitarne uno a Porto Azzurro. Ma a ben vedere, la mappa delle località papabili è arrivata ieri dalla Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, che ha parlato del provvedimento segnalando che «porterebbe più danni che benefici». Secondo la Fipe in Italia potrebbero aprire oltre 230 case da gioco disposte a macchia di leopardo sul territorio, senza alcun nesso con il turismo. Se venisse preso per buono l’unico criterio sin qui circolato per l’individuazione dei Comuni ospitanti, cioé la presenza di alberghi a cinque stelle, la Regione che ne «beneficerebbe» di più sarebbe la Campania, con il 14,7% delle strutture che risponderebbe a questo requisito, seguita dalla Lombardia (13,4%) e da Veneto e Toscana (12,9%).
Il problema, secondo la Fipe, è costituito proprio dal fatto che «il mondo dei casinò sta vivendo un momento di grande difficoltà a livello mondiale e per questo sembra ancora più assurda l’idea di poter fare cassa da un settore in piena crisi». Secondo il centro studi della federazione, i casinò potrebbero generare al massimo lo 0,5% in più delle presenze all’anno, mentre sarebbe tutta da verificare la reazione dei giocatori-turisti, per poco o nulla assimilabile a quella dei turisti tout court.
Basta vedere quanto sta accadendo ai quattro casinò storici del nostro Paese. In questi mesi hanno annunciato tutti, eccetto Sanremo, importanti stanziamenti per tentare di risalire la china. L`investimento più consistente lo ha annunciato il casinò di Campione: 140 milioni di euro. Venezia ne ha stanziati 40, Saint Vincent 45. In totale un pacchetto di 225 milioni di euro che gli azionisti di riferimento delle quattro case da gioco italiane (gli enti pubblici) hanno deciso di varare. Per la prima volta nella loro lunga storia i casinò sono dunque obbligati a pensare e ad agire come una normale impresa commerciale, una dimensione insolita per aziende pubbliche abituate unicamente ad aprire le porte per realizzare i loro profitti.
FONTE: avvenire
martedì 13 ottobre 2009
Turismo: gli stranieri spendono meno, a luglio calo del 4,9%
La bilancia dei pagamenti turistica continua la sua frenata mentre viaggiatori stranieri e italiani guardano sempre di più al portafoglio. A registrarlo la Banca d'Italia nel rapporto Turismo internazionale dell'Italia.
La bilancia dei pagamenti turistica, si legge nel rapporto stilato da Bankitalia, ha presentato nel mese di luglio 2009 un saldo netto positivo di 1.926 milioni di euro, a fronte di uno di 1.994 milioni di euro nello stesso mese dell'anno precedente. Le spese dei viaggiatori stranieri in Italia, per 4.065 milioni di euro, sono diminuite del 4,9%; quelle dei viaggiatori italiani all'estero, per 2.139 milioni di euro, sono diminuite del 6,2%.
Nel periodo gennaio-luglio 2009, si è avuto un saldo netto positivo di 5.583 milioni di euro, a fronte di uno di 6.794 milioni di euro nello stesso periodo dell'anno precedente. Le spese dei viaggiatori stranieri in Italia, per 16.512 milioni di euro, sono diminuite dell'8,8%; quelle dei viaggiatori italiani all'estero, per 10.929 milioni di euro, sono diminuite del 3,4%.
Le spese dei viaggiatori stranieri in Italia hanno cominciato a decrescere significativamente a partire dal quarto trimestre 2008 con percentuali negative progressivamente in aumento (variazioni rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: -7,7% per il IV trim. 2008, -8,9% per il I trim. 2009 e -10,7% per il II trim. 2009).
Quanto alle spese dei viaggiatori italiani all'estero, in crescita rispetto all'anno precedente per tutto il 2008, nel 2009 hanno anch'esse cominciato a decrescere, sebbene con tassi più contenuti (variazioni rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: -1,6% per il I trim. 2009 e -3,6% per il II trim. 2009).
La bilancia dei pagamenti turistica, si legge nel rapporto stilato da Bankitalia, ha presentato nel mese di luglio 2009 un saldo netto positivo di 1.926 milioni di euro, a fronte di uno di 1.994 milioni di euro nello stesso mese dell'anno precedente. Le spese dei viaggiatori stranieri in Italia, per 4.065 milioni di euro, sono diminuite del 4,9%; quelle dei viaggiatori italiani all'estero, per 2.139 milioni di euro, sono diminuite del 6,2%.
Nel periodo gennaio-luglio 2009, si è avuto un saldo netto positivo di 5.583 milioni di euro, a fronte di uno di 6.794 milioni di euro nello stesso periodo dell'anno precedente. Le spese dei viaggiatori stranieri in Italia, per 16.512 milioni di euro, sono diminuite dell'8,8%; quelle dei viaggiatori italiani all'estero, per 10.929 milioni di euro, sono diminuite del 3,4%.
Le spese dei viaggiatori stranieri in Italia hanno cominciato a decrescere significativamente a partire dal quarto trimestre 2008 con percentuali negative progressivamente in aumento (variazioni rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: -7,7% per il IV trim. 2008, -8,9% per il I trim. 2009 e -10,7% per il II trim. 2009).
Quanto alle spese dei viaggiatori italiani all'estero, in crescita rispetto all'anno precedente per tutto il 2008, nel 2009 hanno anch'esse cominciato a decrescere, sebbene con tassi più contenuti (variazioni rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: -1,6% per il I trim. 2009 e -3,6% per il II trim. 2009).
domenica 23 agosto 2009
Il turismo resiste a crisi:presenze -2,3% ma fatturato -15%
Nell’estate del 2009 il tanto paventato crollo del turismo in Italia non c’è stato: il settore ha confermato una sostanziale tenuta limitando il calo a un meno 2,3% almeno per quanto riguarda partenze e presenze. Le ombre, invece, si allungano sul giro d’affari: mediamente il fatturato è calato del 15-18% rispetto al 2008 con una spesa pro capite tra gli 860 e i 725 euro, a danno soprattutto di alberghi e tour operator. A pagarne le spese saranno i lavoratori: il 7% dei posti di lavoro risulta a rischio dopo il boom di assunzioni degli anni scorsi (oltre 150.000 unità in più rispetto al 2006).Ad anticipare l’andamento della stagione turistica è il Cescat di Assoedilizia, in collaborazione con l’Associazione Italiana Amici dei Grandi Alberghi.L’estate 2009, che vede Sicilia, Emilia-Romagna, Puglia e Liguria del Levante tra le prime della classe, è stata caratterizzata dal mantenimento di una tendenza in atto da anni: aumento delle vacanze brevi (fino a 3 notti, 49%) che già dallo scorso anno hanno percentualmente superato le vacanze lunghe oltre 7 notti (44%) mentre quelle molto lunghe (oltre 22 notti) sono state il 7%. Sempre più frequentemente sono i parenti o gli amici (33%) a ospitare i vacanzieri, uno su tre invece va in albergo (29%). Il resto si dividono tra campeggi, agriturismi e simili (14%), seconde case di proprietà (13%), camere e abitazioni d’affitto (11%). L’automobile resta per due vacanzieri su tre oltre il mezzo preferito per spostarsi con il 17% di chi ha scelto l’aereo e il 14% il treno.Il mare resta in cima alle preferenze degli italiani che lo hanno scelto nel 64% dei casi, seguito da montagna (15%), città d’arte (12%), laghi, campagna, terme 9% (in flessione). Preferite le coste tradizionali - Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Veneto - cui si aggiunge prepotentemente la Puglia con incrementi anche di oltre il doppio, rispetto allo scorso anno, in talune località.In flessione la Campania e le isole del golfo, resistono Sicilia e Sardegna. Per la Lombardia, discorso a parte: si colloca ai primi posti della classifica su base annua ma per il turismo d’affari, che pure ha ceduto oltre il 10%, pur mantenendo inalterata l’attrattività per quanto riguarda alcune zone dei laghi e dei monti.In calo (-5%) le vacanze all’estero, dove le mete preferiterestano Francia, Spagna, Croazia, Grecia. Si ridisegna invece lageografia di provenienza degli stranieri in Italia: alladiminuzione di Giapponesi, americani, russi, inglesi e deicittadini dei Paesi dell’Est Europa con percentuali che vannodall’11 al 20%, si contrappongono gli arrivi di austriaci etedeschi (più 17%). “Se l’Italia vuole mantenere o migliorare lapropria posizione internazionale scesa dal 1970 ad oggi dal primo al quinto posto nella classifica mondiale - afferma il presidente di Amici dei Grandi Alberghi, Achille Colombo Clerici - occorre un deciso cambiamento di strategia, a cominciare da incentivi pubblici, come hanno già fatto i governi di Francia, Spagna, Grecia, Croazia e di altri Paesi. Seguono l’integrazione della politica per il turismo con quelle dei trasporti, dei beniculturali e dell’ambiente: nonché un coordinamento unico chesuperi la frammentazione di competenze tra Regioni e una miriadedi strutture di promozione locale”.
di APCOM
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