Umbria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Abruzzo fanno squadra nel settore del turismo con l'intento di intercettare le nuove richieste in arrivo. E' il risultato dell'incontro avvenuto ad Ancona fra gli assessori al Turismo delle rispettive Regioni del Centro Italia.
Nel corso dell'incontro e' stata definita una collaborazione tra le Regioni unite da un'identita' economico-sociale similare con punti di forza comuni: dal tessuto produttivo fondato sulla piccola e media impresa e sui distretti industriali allo straordinario patrimonio culturale diffuso sul territorio, dall'ambiente naturale di fascino al turismo, appunto, in particolare come attivita' produttiva di rilievo e chiave di volta del futuro sviluppo.
''Accanto alle iniziative gia' avviate in altri settori per collaborazioni comuni appare necessario fare squadra anche nel settore del turismo, in un momento in cui la competizione globale e lo sviluppo dei flussi turistici, anche da Paesi e aree cosiddetti emergenti, spingono per l'offerta di prodotti diversificati e integrati, sia dal punto di vista geomorfologico (costa-entroterra) che di quello tipologico (culturale, enogastronomico, religioso)'', commenta l'assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna, Maurizio Melucci.
''Le cinque Regioni - aggiunge Melucci - possono costituire, insieme, un unicum in grado di intercettare e rappresentare quelle nuove istanze di un turismo che privilegia la natura, il paesaggio, la cultura e che vuole percepire tutta la storia di un territorio e le tradizioni di una popolazione locale ospitale e accogliente''.
Dalla riunione sono scaturiti un documento unitario e una serie di proposte per attivita' di promozione internazionale integrata da realizzare in collaborazione con l'Enit, per la promozione delle eccellenze agroalimentari e per la salvaguardia della tradizione gastronomica del territorio.
Proposta anche la realizzazione di una filiera turistico-culturale-ambientale che sia in grado di generare un'offerta piu' competitiva attraverso la realizzazione di itinerari tematici tra le regioni.
(Asca)
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giovedì 4 agosto 2011
martedì 26 luglio 2011
Toscana, turismo in crescita E' boom di visitatori
Toscana, 25 luglio 2011 - Splende il sole sul turismo in Toscana. Nel 2010 - secondo dati diffusi dall'Ufficio regionale di Statistica su dati Istat - la crescita di visitatori rispetto all'anno precedente e' stata dell'1,6% pari a circa 800.000 presenze in piu', raggiungendo quota 42milioni di turisti. E per il 2011 le prime stime parlano di trend di crescita confermato.
Tra le principali risorse turistiche, tirano il turismo d'arte (+6,3%) e il termale (+5,0%), positivo il turismo rurale (+1,7%) mentre in difficolta' risulta il balneare (-2,8%) e la montagna (-6,5%). Su questi
ultimi dati influisce sicuramente il calo delle presenze italiane (-2,2%) che sono largamente predominanti in questi 'prodotti turistici'.
La crescita maggiore si registra nel settore alberghiero (+3,3%), in particolar modo nelle strutture alberghiere a 4 e 5 stelle (che rappresentano orma il 39/40% dei pernottamenti del settore alberghiero); positiva anche la perfomance degli hotel a 3 stelle (rappresentano oltre il 50% dei pernottamenti alberghieri), fra la stabilita' o leggermente negativi invece i risultati degli alberghi a 2 ed 1 stella (che oramai rappresentano il 10% del movimento turistico alberghiero). Il settore extralberghiero registra complessivamente una sostanziale stabilita' (-0,3%).
''Il turismo toscano si e' ben ripreso nel 2010, e le prime stime sull'estate 2011 dicono che la tendenza positiva prosegue - commenta l'assessore al Turismo della Regione Toscana, Cristina Scaletti -. Sono buone notizie che voglio sottolineare in un quadro economico complessivo che non favorisce grandi ottimismi''.
''Invece nel turismo cresce un pochino anche l'occupazione; restano da tenere d'occhio gli ultimi 'malati'. Il primo e' la redditivita' delle imprese, su cui abbiamo intenzione di lavorare insieme agli imprenditori; il secondo sono i settori del termalismo e della montagna, che richiedono ancora uno sforzo, ma sui quali certamente metteremo un'attenzione pari se non maggiore a quella che dedichiamo a tutti gli altri. Terremo alta la guardia, sempre attenti alle novita''', conclude.
Tra le principali risorse turistiche, tirano il turismo d'arte (+6,3%) e il termale (+5,0%), positivo il turismo rurale (+1,7%) mentre in difficolta' risulta il balneare (-2,8%) e la montagna (-6,5%). Su questi
ultimi dati influisce sicuramente il calo delle presenze italiane (-2,2%) che sono largamente predominanti in questi 'prodotti turistici'.
La crescita maggiore si registra nel settore alberghiero (+3,3%), in particolar modo nelle strutture alberghiere a 4 e 5 stelle (che rappresentano orma il 39/40% dei pernottamenti del settore alberghiero); positiva anche la perfomance degli hotel a 3 stelle (rappresentano oltre il 50% dei pernottamenti alberghieri), fra la stabilita' o leggermente negativi invece i risultati degli alberghi a 2 ed 1 stella (che oramai rappresentano il 10% del movimento turistico alberghiero). Il settore extralberghiero registra complessivamente una sostanziale stabilita' (-0,3%).
''Il turismo toscano si e' ben ripreso nel 2010, e le prime stime sull'estate 2011 dicono che la tendenza positiva prosegue - commenta l'assessore al Turismo della Regione Toscana, Cristina Scaletti -. Sono buone notizie che voglio sottolineare in un quadro economico complessivo che non favorisce grandi ottimismi''.
''Invece nel turismo cresce un pochino anche l'occupazione; restano da tenere d'occhio gli ultimi 'malati'. Il primo e' la redditivita' delle imprese, su cui abbiamo intenzione di lavorare insieme agli imprenditori; il secondo sono i settori del termalismo e della montagna, che richiedono ancora uno sforzo, ma sui quali certamente metteremo un'attenzione pari se non maggiore a quella che dedichiamo a tutti gli altri. Terremo alta la guardia, sempre attenti alle novita''', conclude.
giovedì 23 giugno 2011
Toscana, bel suol d'amore
Su quanto percentualmente il patrimonio artistico italiano incida su quello mondiale ci sono voci discordanti, l'allora ministro Spadolini parlava del 50%, altri del 40%, buon ultima, la Ministra Brambilla ha parlato, forse con qualche esagerazione, del 70%. La verità è che nessuno è mai stato in grado di fare un censimento, di una cosa però siamo certi il numero di siti UNESCO. L'Italia è prima al mondo con 45 su 911. Ed in Italia è la Toscana è la regione italiana a vantarne il maggior numero, ben sei, a pari merito con la Lombardia che però ne condivide uno con il Piemonte e l'altro con la Svizzera.
Sei luoghi dello spirito e della mente come Piazza duomo a Pisa, il centro storico di Firenze, quello di Pienza, S. Gimignano, Siena e la Val d' Orcia. Non vorrei essere accusato di provincialismo ma credo che la nostra Regione se ne meriti qualcuno in più, anche in terra d'Arezzo. Tutte queste bellezze, tutto questo concentrato di storia, arte, cultura sono diventate nel tempo una buona risorsa economica. Con 11,5 milioni di arrivi e oltre 42 milioni di presenze medie all'anno il turismo rappresenta circa il 12% del Pil regionale. Ma quella che per certi versi è una benedizione, c'è gente che farebbe carte false per venire a vivere in Toscana, rischia di diventare una maledizione. Leggi regionali in materia urbanistica sempre più stringenti, comitati che nascono come funghi sugli argomenti più disparati: fabbriche, viadotti, tranvie, tralicci, bretelle autostradali, porti, gassificatori, pale eoliche, discariche, termovalorizzatori e poi vincoli e norme di tutti tipi, ordinanze sindacali. Intendiamoci bene, io credo che i legislatori regionali ed i cittadini più o meno organizzati abbiano tutti le loro buone ragioni però, c'è un però, tutto questo non aiuta uno sviluppo economico armonico che metta insieme industrie, piccole medie imprese, agricoltura e turismo.. Sarà la crisi, sarà la prudenza, sarà quel che sarà ma in Toscana di aziende che hanno voglia di investire se ne vedono proprio pochine. Qualcuno dirà è una precisa scelta tutelare sempre ed in ogni caso la nostra specificità Toscana che è fatta di mare, montagne, campagna, città d'arte, mi dichiaro d'accordo. Tosca cantava “vissi d'arte, vissi d'amore”, non so quanti cittadini Toscani direbbero la stessa cosa, presumo che in parecchi avrebbero piacere a viaggiare su strade più sicure, a costruirsi una casa, a trovare un lavoro nella tanto bistrattata industria. Credo che sia giusto, lo dico senza nessuna ironia, rinunciare, in nome della salvaguardia di un territorio unico ed irriproducibile, a tante possibilità ma dovrebbe esistere una contropartita per non essere, come si dice, “cornuti e mazziati”. La contropartita è semplice, in attesa di un vero federalismo, che più passa il tempo più sembra perdersi nel porto delle nebbie, rivendichiamo subito una legge speciale per la Toscana che preveda una larga autonomia finanziaria. Se dobbiamo, con ragione, fare a meno di molte cose in nome della salvaguardia di un patrimonio storico, artistico, paesaggistico di valore mondiale ed il cui godimento appartiene a tutti, che almeno i nostri grandi, piccoli sacrifici vengano in qualche modo ricompensati.
Sei luoghi dello spirito e della mente come Piazza duomo a Pisa, il centro storico di Firenze, quello di Pienza, S. Gimignano, Siena e la Val d' Orcia. Non vorrei essere accusato di provincialismo ma credo che la nostra Regione se ne meriti qualcuno in più, anche in terra d'Arezzo. Tutte queste bellezze, tutto questo concentrato di storia, arte, cultura sono diventate nel tempo una buona risorsa economica. Con 11,5 milioni di arrivi e oltre 42 milioni di presenze medie all'anno il turismo rappresenta circa il 12% del Pil regionale. Ma quella che per certi versi è una benedizione, c'è gente che farebbe carte false per venire a vivere in Toscana, rischia di diventare una maledizione. Leggi regionali in materia urbanistica sempre più stringenti, comitati che nascono come funghi sugli argomenti più disparati: fabbriche, viadotti, tranvie, tralicci, bretelle autostradali, porti, gassificatori, pale eoliche, discariche, termovalorizzatori e poi vincoli e norme di tutti tipi, ordinanze sindacali. Intendiamoci bene, io credo che i legislatori regionali ed i cittadini più o meno organizzati abbiano tutti le loro buone ragioni però, c'è un però, tutto questo non aiuta uno sviluppo economico armonico che metta insieme industrie, piccole medie imprese, agricoltura e turismo.. Sarà la crisi, sarà la prudenza, sarà quel che sarà ma in Toscana di aziende che hanno voglia di investire se ne vedono proprio pochine. Qualcuno dirà è una precisa scelta tutelare sempre ed in ogni caso la nostra specificità Toscana che è fatta di mare, montagne, campagna, città d'arte, mi dichiaro d'accordo. Tosca cantava “vissi d'arte, vissi d'amore”, non so quanti cittadini Toscani direbbero la stessa cosa, presumo che in parecchi avrebbero piacere a viaggiare su strade più sicure, a costruirsi una casa, a trovare un lavoro nella tanto bistrattata industria. Credo che sia giusto, lo dico senza nessuna ironia, rinunciare, in nome della salvaguardia di un territorio unico ed irriproducibile, a tante possibilità ma dovrebbe esistere una contropartita per non essere, come si dice, “cornuti e mazziati”. La contropartita è semplice, in attesa di un vero federalismo, che più passa il tempo più sembra perdersi nel porto delle nebbie, rivendichiamo subito una legge speciale per la Toscana che preveda una larga autonomia finanziaria. Se dobbiamo, con ragione, fare a meno di molte cose in nome della salvaguardia di un patrimonio storico, artistico, paesaggistico di valore mondiale ed il cui godimento appartiene a tutti, che almeno i nostri grandi, piccoli sacrifici vengano in qualche modo ricompensati.
martedì 21 giugno 2011
Toscana, turismo in crescita 105mila presenze in più
I dati presentati dall'Irpet "rivelano" numeri positivi per il settore: ascesa per il turismo enogastronomico, sportivo, balneare. In lieve calo la montagna e le terme. Netta crescita dei flussi da Brasile, Cina e Russia
Per il turismo in Toscana in questo mese si stimano 105 mila presenze in più rispetto al 2010, mentre per luglio e agosto di quest'anno le prenotazioni sono cresciute dello 0,5% per i turisti italiani e dell'1,6% per i turisti stranieri, con un +1,1% complessivo: è quanto afferma una ricerca di Toscana Promozione e del Centro studi turistici, presentata oggi a Firenze.
Il settore in maggiore crescita (+12,1% a giugno, +4,9% a luglio e agosto) è quello identificato come 'altro interesse', che comprende il turismo enogastronomico, il turismo sportivo, e altre forme di turismo di nicchia come quello legato a singoli eventi.
Cresce anche il turismo balneare, aiutato dalla lieve ripresa del mercato interno: a giugno per i lidi toscani si stimano 32 mila presenze in più (+1,7%), mentre per luglio e agosto se ne prevedono oltre 270 mila in più (+2,9%). Lieve crescita anche per l'arte (+0,7% a giugno), con buoni risultati da Firenze, Siena, Lucca, Arezzo. In calo invece la montagna (-0,9% a giugno, -5,1% a luglio-agosto), e soprattutto il comparto termale (-8,2% a giugno, -10,4% a luglio). Fra i mercati stranieri, per luglio e agosto si preannuncia una diminuzione dei flussi da Germania, Inghilterra e Giappone, un andamento stabile per gli Usa, e un aumento delle presenze da Spagna, Francia, Scandinavia, Belgio, Russia, Canada, Brasile, India e paesi dell'Est.
Il ritorno in massa dei turisti stranieri in Toscana nel 2010 è stato propiziato anche dalla netta crescita dei flussi dai Paesi Brics: è quanto afferma il rapporto congiunturale dell'Irpet, presentato oggi a Firenze. Se il mercato turistico interno è stato debole in termini di presenze (-1,9% la Toscana, -3,1% l'Italia) a causa dei contraccolpi della crisi, le presenze straniere in regione sono cresciute del +7,9% a fronte di una media nazionale del +2,4%: performances brillanti sono state fatte registrate dal turismo anglosassone (Usa +20%, Regno Unito +5,6%) che pesa per circa un quinto dei flussi verso la Toscana, ma crescono con tassi a due cifre Russia (+38%), Brasile (+55%) e Cina (+39%).
Secondo l'Irpet, l'analisi degli andamenti delle strutture ricettive mostra "un panorama di accresciuta diseguaglianza, con un segmento di offerta alberghiera di lusso particolarmente capace di intercettare la ripresa dei flussi di turisti più abbienti, in particolare esteri, e segmenti di offerta di livello inferiore che soffrono particolarmente la diminuzione del turismo interno, e in particolare delle famiglie con un livello di reddito medio-basso". Il mix di flussi riequilibrato verso gli arrivi esteri tende a far incrementare le presenze nelle città d'arte, che rimangono il prodotto turistico toscano più venduto dai tour operator internazionali: sono quindi cresciute le presenze a Firenze (+10,5%), Pisa (+5,8%), Lucca (+5,2%) e Siena (+3,1%). La riduzione delle presenze da regioni italiane popolose come Lombardia (-0,3%) ed Emilia-Romagna (-1,0%), oltre al calo delle presenze degli stessi turisti toscani (-2,7%), ha ripercussioni soprattutto nei territori della costa come Arcipelago Toscano (-0,6%), Versilia (-0,9%), Livorno (-2%), Grosseto (-3,7%) e Massa Carrara (-5,2%).
Per il turismo in Toscana in questo mese si stimano 105 mila presenze in più rispetto al 2010, mentre per luglio e agosto di quest'anno le prenotazioni sono cresciute dello 0,5% per i turisti italiani e dell'1,6% per i turisti stranieri, con un +1,1% complessivo: è quanto afferma una ricerca di Toscana Promozione e del Centro studi turistici, presentata oggi a Firenze.
Il settore in maggiore crescita (+12,1% a giugno, +4,9% a luglio e agosto) è quello identificato come 'altro interesse', che comprende il turismo enogastronomico, il turismo sportivo, e altre forme di turismo di nicchia come quello legato a singoli eventi.
Cresce anche il turismo balneare, aiutato dalla lieve ripresa del mercato interno: a giugno per i lidi toscani si stimano 32 mila presenze in più (+1,7%), mentre per luglio e agosto se ne prevedono oltre 270 mila in più (+2,9%). Lieve crescita anche per l'arte (+0,7% a giugno), con buoni risultati da Firenze, Siena, Lucca, Arezzo. In calo invece la montagna (-0,9% a giugno, -5,1% a luglio-agosto), e soprattutto il comparto termale (-8,2% a giugno, -10,4% a luglio). Fra i mercati stranieri, per luglio e agosto si preannuncia una diminuzione dei flussi da Germania, Inghilterra e Giappone, un andamento stabile per gli Usa, e un aumento delle presenze da Spagna, Francia, Scandinavia, Belgio, Russia, Canada, Brasile, India e paesi dell'Est.
Il ritorno in massa dei turisti stranieri in Toscana nel 2010 è stato propiziato anche dalla netta crescita dei flussi dai Paesi Brics: è quanto afferma il rapporto congiunturale dell'Irpet, presentato oggi a Firenze. Se il mercato turistico interno è stato debole in termini di presenze (-1,9% la Toscana, -3,1% l'Italia) a causa dei contraccolpi della crisi, le presenze straniere in regione sono cresciute del +7,9% a fronte di una media nazionale del +2,4%: performances brillanti sono state fatte registrate dal turismo anglosassone (Usa +20%, Regno Unito +5,6%) che pesa per circa un quinto dei flussi verso la Toscana, ma crescono con tassi a due cifre Russia (+38%), Brasile (+55%) e Cina (+39%).
Secondo l'Irpet, l'analisi degli andamenti delle strutture ricettive mostra "un panorama di accresciuta diseguaglianza, con un segmento di offerta alberghiera di lusso particolarmente capace di intercettare la ripresa dei flussi di turisti più abbienti, in particolare esteri, e segmenti di offerta di livello inferiore che soffrono particolarmente la diminuzione del turismo interno, e in particolare delle famiglie con un livello di reddito medio-basso". Il mix di flussi riequilibrato verso gli arrivi esteri tende a far incrementare le presenze nelle città d'arte, che rimangono il prodotto turistico toscano più venduto dai tour operator internazionali: sono quindi cresciute le presenze a Firenze (+10,5%), Pisa (+5,8%), Lucca (+5,2%) e Siena (+3,1%). La riduzione delle presenze da regioni italiane popolose come Lombardia (-0,3%) ed Emilia-Romagna (-1,0%), oltre al calo delle presenze degli stessi turisti toscani (-2,7%), ha ripercussioni soprattutto nei territori della costa come Arcipelago Toscano (-0,6%), Versilia (-0,9%), Livorno (-2%), Grosseto (-3,7%) e Massa Carrara (-5,2%).
domenica 19 giugno 2011
Toscana, 11 itinerari sulle strade dei Mondiali di Ciclismo
Un tracciato molto impegnativo che appassionera' i turisti amanti dello sport e che vede la prima difficolta' con la salita di Montecatini Alto (intorno ai 30 Km), seguita dallo strappo del San Baronto (al Km 50), per poi seguire con la volata in discesa verso le strade percorse da Franco Ballerini.
Infine si entra nel vivo delle strade del Rinascimento Fiorentino per 11 volte: in ogni giro si affrontera' una salita, quella di Fiesole (4,5 km al 6%) e poi quella di via Bolognese, 590 metri all'11% con pendenza massima del 19,4%.
Dalla Lucca medievale, al passaggio dal centro di Montecatini Terme, dalla zona delle Terme e la salita di Vico fino alle perle della Valdinievole e della Valle di Bisenzio sono tante quindi le occasioni di percorrenza per coloro che decideranno di avventurarsi lungo gli itinerari delle due ruote e del Mondiale targato Toscana: undici gare per undici percorsi che potranno essere affrontati dai cicloturisti che ricercano l'emozione di ripercorrere le tracce dei grandi del ciclismo. Sara' un'immersione autentica nel territorio e un'occasione per ammirare i paesaggi della Toscana.
Infine si entra nel vivo delle strade del Rinascimento Fiorentino per 11 volte: in ogni giro si affrontera' una salita, quella di Fiesole (4,5 km al 6%) e poi quella di via Bolognese, 590 metri all'11% con pendenza massima del 19,4%.
Dalla Lucca medievale, al passaggio dal centro di Montecatini Terme, dalla zona delle Terme e la salita di Vico fino alle perle della Valdinievole e della Valle di Bisenzio sono tante quindi le occasioni di percorrenza per coloro che decideranno di avventurarsi lungo gli itinerari delle due ruote e del Mondiale targato Toscana: undici gare per undici percorsi che potranno essere affrontati dai cicloturisti che ricercano l'emozione di ripercorrere le tracce dei grandi del ciclismo. Sara' un'immersione autentica nel territorio e un'occasione per ammirare i paesaggi della Toscana.
martedì 5 ottobre 2010
Toscana, culla mondiale del ciclismo
Si dice che per apprezzare una terra e le sue bellezze si debba imparare a gustarla pian piano, percorrendola secondo i ritmi lenti della natura. C’è chi ama lunghe passeggiate e chi preferisce invece percorrere strade di città, di campagna o di montagna in sella ad una bicicletta, seguendo curve, salite, discese che si aprono su scenari da sogno. Itinerari di sport e turismo di grande appeal, proprio come quelli che seguiranno i grandi campioni del ciclismo nel corso dei Mondiali 2013, in programma in Toscana dal 21 al 29 settembre. Undici itinerari attraverso luoghi incantevoli, città d’arte e natura, sulle strade dove hanno corso Gino Bartali, Fiorenzo Magni, Gastone Nencini e Franco Ballerini, campioni che hanno scritto la storia del ciclismo. Sono le strade che raccontano la storia di uno sport ma anche la bellezza di un territorio, le sue peculiarità, l’arte, la cultura, le tradizioni. Così, chi decide di visitare la Toscana, potrà scegliere di seguire l’itinerario dei Mondiali, a piedi, in bici, in mountain bike e perché no, anche in moto. Gli appassionati di ciclismo o semplicemente gli amanti del turismo slow, avranno modo di visitare alcune delle tappe simbolo della manifestazione sportiva internazionale.
Tra queste Firenze, Lucca, Pistoia e Montecatini, location d’eccellenza del Mondiale 2013, città storiche tra le più belle d’Italia, ricche di meraviglie naturali ed architettoniche, che tramandano ancora oggi le nobili tradizioni del proprio passato. Angoli di città che si alternano a scenari inediti di un territorio vasto e spettacolare, per la particolarità e la varietà dei luoghi, per la conformazione del paesaggio e la difficoltà delle strade con le quali gli appassionati delle due ruote si potranno confrontare: dalle salite impervie fino alle dolci discese e i lunghi tratti pianeggianti. Le competizioni e le gare a cronometro infatti hanno sempre un tracciato invitante e suggestivo, che si snoda, nel nostro caso, lungo gli scenari dell’entroterra toscano da Lucca a Pistoia, per giungere fino a Firenze.
Sono tanti poi le iniziative per omaggiare i ricordi storici del ciclismo.
Il primo appuntamento è il 22 settembre per la cronometro a squadre Donne Elite che correranno sullo stesso tracciato dove nel 1870 si è svolta la prima gara ciclistica nazionale. Un totale di 36,10 km con partenza da Piazza Duomo di Pistoia e arrivo a Firenze (Mandela Forum). Un omaggio a questo evento che verrà poi bissato anche nella cronometro individuale Uomini Under 23, il 24 settembre.
Ma il percorso più spettacolare è senz’altro quello che affronteranno gli Uomini Elite che partiranno il 29 settembre dalle imponenti Mura di Lucca, (che compiono proprio nel giorno della gara 500 anni) per correre fino a Firenze. 267 Km e 59 in salita, passando per Montecatini Terme e Pistoia. Un tracciato molto impegnativo che appassionerà i turisti amanti dello sport e che vede la prima difficoltà con la salita di Montecatini Alto (intorno ai 30 Km), seguita dallo strappo del San Baronto (al Km 50), per poi seguire con la volata in discesa verso le strade percorse da Franco Ballerini. Infine si entra nel vivo delle strade del Rinascimento Fiorentino per 11 volte: in ogni girò si affronterà una salita, quella di Fiesole , altro di suggestivo fascino della Toscana (4,5 km al 6%) e poi quella di via Bolognese, 590 metri all’11% con pendenza massima del 19,4%.
Dalla Lucca medievale, al passaggio dal centro di Montecatini Terme, dalla zona delle Terme e la salita di Vico fino alle perle della Valdinievole e della Valle di Bisenzio sono tante quindi le occasioni di percorrenza per coloro che decideranno di avventurarsi lungo gli itinerari delle due ruote e del Mondiale targato Toscana: undici gare per undici percorsi che potranno essere affrontati dai cicloturisti che ricercano l’emozione di ripercorrere le tracce dei grandi del ciclismo. Sarà un’immersione autentica nel territorio e un’ occasione per ammirare paesaggi da cartolina che tolgono il fiato. Il tutto, ovviamente, in Toscana.
FONTE: http://www.turismo.intoscana.it
Tra queste Firenze, Lucca, Pistoia e Montecatini, location d’eccellenza del Mondiale 2013, città storiche tra le più belle d’Italia, ricche di meraviglie naturali ed architettoniche, che tramandano ancora oggi le nobili tradizioni del proprio passato. Angoli di città che si alternano a scenari inediti di un territorio vasto e spettacolare, per la particolarità e la varietà dei luoghi, per la conformazione del paesaggio e la difficoltà delle strade con le quali gli appassionati delle due ruote si potranno confrontare: dalle salite impervie fino alle dolci discese e i lunghi tratti pianeggianti. Le competizioni e le gare a cronometro infatti hanno sempre un tracciato invitante e suggestivo, che si snoda, nel nostro caso, lungo gli scenari dell’entroterra toscano da Lucca a Pistoia, per giungere fino a Firenze.
Sono tanti poi le iniziative per omaggiare i ricordi storici del ciclismo.
Il primo appuntamento è il 22 settembre per la cronometro a squadre Donne Elite che correranno sullo stesso tracciato dove nel 1870 si è svolta la prima gara ciclistica nazionale. Un totale di 36,10 km con partenza da Piazza Duomo di Pistoia e arrivo a Firenze (Mandela Forum). Un omaggio a questo evento che verrà poi bissato anche nella cronometro individuale Uomini Under 23, il 24 settembre.
Ma il percorso più spettacolare è senz’altro quello che affronteranno gli Uomini Elite che partiranno il 29 settembre dalle imponenti Mura di Lucca, (che compiono proprio nel giorno della gara 500 anni) per correre fino a Firenze. 267 Km e 59 in salita, passando per Montecatini Terme e Pistoia. Un tracciato molto impegnativo che appassionerà i turisti amanti dello sport e che vede la prima difficoltà con la salita di Montecatini Alto (intorno ai 30 Km), seguita dallo strappo del San Baronto (al Km 50), per poi seguire con la volata in discesa verso le strade percorse da Franco Ballerini. Infine si entra nel vivo delle strade del Rinascimento Fiorentino per 11 volte: in ogni girò si affronterà una salita, quella di Fiesole , altro di suggestivo fascino della Toscana (4,5 km al 6%) e poi quella di via Bolognese, 590 metri all’11% con pendenza massima del 19,4%.
Dalla Lucca medievale, al passaggio dal centro di Montecatini Terme, dalla zona delle Terme e la salita di Vico fino alle perle della Valdinievole e della Valle di Bisenzio sono tante quindi le occasioni di percorrenza per coloro che decideranno di avventurarsi lungo gli itinerari delle due ruote e del Mondiale targato Toscana: undici gare per undici percorsi che potranno essere affrontati dai cicloturisti che ricercano l’emozione di ripercorrere le tracce dei grandi del ciclismo. Sarà un’immersione autentica nel territorio e un’ occasione per ammirare paesaggi da cartolina che tolgono il fiato. Il tutto, ovviamente, in Toscana.
FONTE: http://www.turismo.intoscana.it
martedì 10 agosto 2010
Toscana, le piccole isole per la fine di agosto
Le insenature di Capraia, amate dai velisti. I fondali dell'Isola del Giglio, un paradiso per gli appassionati di immersioni. La ruvida bellezza di Montecristo, Giannutri e Pianosa. A fine stagione, lontani dalla folla, alla scoperta dell'arcipelago tirrenico. Che stregò perfino Alexandre Dumas.
Lontano dal fascino modaiolo della Versilia, ma anche dalle bellezze (troppo frequentate) dell'Elba. Perché, se la vacanza deve essere davvero un momento di pausa e di stacco, non c'è niente di meglio che trascorrere un periodo su un'isola. E la costa al largo di Livorno e di Grosseto offre proprio questo. L'arcipelago toscano è costituito da sei gemme poco accessibili (una, l'isola-carcere di Gorgona, è interdetta al turismo), il cui fascino sta proprio nella dimensione fuori dal tempo e nella lontananza dalla terraferma.
ISOLA DI CAPRAIA
Un lembo di roccia più vicino alla Corsica che alla Toscana: Capraia e i suoi 19 chilometri quadrati di superficie non sono la più ospitale delle terre, dal punto di vista geografico. Ma l'isola dell'arcipelago più lontana dalla costa non è solo la meta dei livornesi nei fine settimana (dal capoluogo è raggiungibile anche in gommone). Capraia, con le sue cale e calette, è anche meta ambita dai velisti. Non è un caso se d'estate la popolazione locale, che è di 300 abitanti, raggiunge il picco delle 3mila presenze. Per chi volesse attraccare, Capraia ha anche un porto turistico di buon livello (prezzi e ormeggi sul sito www.portodicapraia.it) ma con posti abbastanza limitati. Altrimenti l'isola è raggiungibile in due ore e mezza da Livorno in traghetto. Certo è che il modo migliore per godere della bellezza dei fondali e della insenature (come la celebre Cala Rossa) è quello di avere una propria imbarcazione. Diversamente, ci sono altri punti accessibili per fare il bagno sono sotto al Castello, sotto la Torre del Porto, oppure Cala dello Zurletto.
ISOLA DEL GIGLIO
Seconda isola dell'arcipelago per estensione, è l'ideale per due tipologie di turisti: da un lato quelli che cercano una vacanza all'aria aperta, dall'altro coloro che hanno i figli al seguito. Una premessa non banale, visto che in genere le vacanze sulle isole minori difficilmente si prestano ad accogliere i più piccoli. Sull'isola si può arrivare anche con la propria auto (ma chi viaggia con una vettura nel periodo estivo e sosta almeno cinque giorni deve chiedere una speciale autorizzazione al Comune per lo sbarco), con Toremar e Maregiglio, le due compagnie che coprono la tratta da Porto S.Stefano allo scalo dell'isola. Una volta giunti a destinazione, si capisce subito come l'attrazione dell'isola, oltre alle spiagge, siano i fondali, giudicati da Legambientetra i quattro più belli d'Italia. Tonni e barracuda, ma anche murene e cernie popolano il mare che circonda l'isola. Soprattutto nella zona del porto turistico, gli appassionati di immersioni potranno trovare diving center dove noleggiare l'attrezzatura per esplorare le meraviglie sommerse del Giglio.
MONTECRISTO
Qui, su questo scoglio di granito di mille ettari, non si può certo pensare di fare una vacanza comoda o alloggiare in un hotel con spa. Al massimo, se proprio si ha tempo e pazienza, si può visitare una delle zone d'Italia col più alto tasso di biodiversità. Già, perché in questa riserva naturale, dove Alexandre Dumas ha ambientato uno dei suoi scritti più celebri, Il conte di Montecristo, entrano in pochissimi: sono solo mille i permessi concessi ogni anno per visitare l'isoletta, sulla quale esistono solo tre sentieri percorribili - e, per inciso, molto impegnativi. E i tempi d'attesa sono davvero lunghi, intorno ai tre anni (per informazioni contattare il Corpo forestale dello Stato di Follonica, tel. 0566-40019). Però i motivi per visitare l'isolotto sono moltissimi, sia per chi ama il bird watching (l'isola ospita decine di specie endemiche), sia per respirare l'arte e la storia di un tempo che fu: l'ottocentesca Villa Reale, il monastero di San Mamiliano, la cinquecentesca Fortezza di Montecristo.
GIANNUTRI
L'isolotto più meridionale dell'arcipelago, cantato anche da Fabio Concato in una canzone di qualche anno fa, ha molto punti in comune con Montecristo. Come il fatto di essere un paradiso naturale e non avere alberghi (fatta eccezione per alcune residenze private e il residence Le dimore di Mimmina). Ma questo non significa che Giannutri sia inaccessibile, anzi. I collegamenti con Porto Santo Stefano e l'Isola del Giglio in estate sono quotidiani (con Maregiglio, a partire da 10 euro a persona per il passaggio ponte), il che la rende una meta appetibile per un'escursione giornaliera. L'isola è davvero piccola e ha due sole spiagge visitabili nella stagione estiva (Cala Maestra e Cala Spalmatoio): per andare al di fuori del corridoio di sicurezza, bisogna prendere una guida sul posto. E anche se sarebbero bellissimi da esplorare - pieni come sono di spugne, gorgonie e coralli -, buona parte dei fondali, per salvaguardare la fauna locale, sono off limits per i sub.
PIANOSA
Torrida, pianeggiante e secca. Uno dei luoghi più aspri d'Italia. Non è un deserto, ma la descrizione di Pianosa, ex colonia penale (qui, per motivi politici, fu incarcerato anche l'ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini), che fino al 1998 ha legato il suo nome a quello del carcere di massima sicurezza. Rimasta disabitata dopo la chiusura del carcere, oggi l'isola sta vivendo una nuova esistenza come meta turistica - grazie all'Associazione amici di Pianosa, impegnata a valorizzarne e proteggerne il territorio. Con il suo mare trasparente e la ricchezza del suo paesaggio, Pianosa è un gioiello visitabile solo su prenotazione: in estate da Piombino, Porto Azzurro e Portoferraio parte un'imbarcazione alla settimana, ogni martedì (prenotazioni agli uffici Toremar di di Piombino, tel 0565-31100, di Porto Azzurro, tel. 0565-95004 e di Portoferraio, tel. 0565- 918080, oppure via email a escursioni@pianosa.net).
FONTE: http://www.viaggi24.ilsole24ore.com
Lontano dal fascino modaiolo della Versilia, ma anche dalle bellezze (troppo frequentate) dell'Elba. Perché, se la vacanza deve essere davvero un momento di pausa e di stacco, non c'è niente di meglio che trascorrere un periodo su un'isola. E la costa al largo di Livorno e di Grosseto offre proprio questo. L'arcipelago toscano è costituito da sei gemme poco accessibili (una, l'isola-carcere di Gorgona, è interdetta al turismo), il cui fascino sta proprio nella dimensione fuori dal tempo e nella lontananza dalla terraferma.
ISOLA DI CAPRAIA
Un lembo di roccia più vicino alla Corsica che alla Toscana: Capraia e i suoi 19 chilometri quadrati di superficie non sono la più ospitale delle terre, dal punto di vista geografico. Ma l'isola dell'arcipelago più lontana dalla costa non è solo la meta dei livornesi nei fine settimana (dal capoluogo è raggiungibile anche in gommone). Capraia, con le sue cale e calette, è anche meta ambita dai velisti. Non è un caso se d'estate la popolazione locale, che è di 300 abitanti, raggiunge il picco delle 3mila presenze. Per chi volesse attraccare, Capraia ha anche un porto turistico di buon livello (prezzi e ormeggi sul sito www.portodicapraia.it) ma con posti abbastanza limitati. Altrimenti l'isola è raggiungibile in due ore e mezza da Livorno in traghetto. Certo è che il modo migliore per godere della bellezza dei fondali e della insenature (come la celebre Cala Rossa) è quello di avere una propria imbarcazione. Diversamente, ci sono altri punti accessibili per fare il bagno sono sotto al Castello, sotto la Torre del Porto, oppure Cala dello Zurletto.
ISOLA DEL GIGLIO
Seconda isola dell'arcipelago per estensione, è l'ideale per due tipologie di turisti: da un lato quelli che cercano una vacanza all'aria aperta, dall'altro coloro che hanno i figli al seguito. Una premessa non banale, visto che in genere le vacanze sulle isole minori difficilmente si prestano ad accogliere i più piccoli. Sull'isola si può arrivare anche con la propria auto (ma chi viaggia con una vettura nel periodo estivo e sosta almeno cinque giorni deve chiedere una speciale autorizzazione al Comune per lo sbarco), con Toremar e Maregiglio, le due compagnie che coprono la tratta da Porto S.Stefano allo scalo dell'isola. Una volta giunti a destinazione, si capisce subito come l'attrazione dell'isola, oltre alle spiagge, siano i fondali, giudicati da Legambientetra i quattro più belli d'Italia. Tonni e barracuda, ma anche murene e cernie popolano il mare che circonda l'isola. Soprattutto nella zona del porto turistico, gli appassionati di immersioni potranno trovare diving center dove noleggiare l'attrezzatura per esplorare le meraviglie sommerse del Giglio.
MONTECRISTO
Qui, su questo scoglio di granito di mille ettari, non si può certo pensare di fare una vacanza comoda o alloggiare in un hotel con spa. Al massimo, se proprio si ha tempo e pazienza, si può visitare una delle zone d'Italia col più alto tasso di biodiversità. Già, perché in questa riserva naturale, dove Alexandre Dumas ha ambientato uno dei suoi scritti più celebri, Il conte di Montecristo, entrano in pochissimi: sono solo mille i permessi concessi ogni anno per visitare l'isoletta, sulla quale esistono solo tre sentieri percorribili - e, per inciso, molto impegnativi. E i tempi d'attesa sono davvero lunghi, intorno ai tre anni (per informazioni contattare il Corpo forestale dello Stato di Follonica, tel. 0566-40019). Però i motivi per visitare l'isolotto sono moltissimi, sia per chi ama il bird watching (l'isola ospita decine di specie endemiche), sia per respirare l'arte e la storia di un tempo che fu: l'ottocentesca Villa Reale, il monastero di San Mamiliano, la cinquecentesca Fortezza di Montecristo.
GIANNUTRI
L'isolotto più meridionale dell'arcipelago, cantato anche da Fabio Concato in una canzone di qualche anno fa, ha molto punti in comune con Montecristo. Come il fatto di essere un paradiso naturale e non avere alberghi (fatta eccezione per alcune residenze private e il residence Le dimore di Mimmina). Ma questo non significa che Giannutri sia inaccessibile, anzi. I collegamenti con Porto Santo Stefano e l'Isola del Giglio in estate sono quotidiani (con Maregiglio, a partire da 10 euro a persona per il passaggio ponte), il che la rende una meta appetibile per un'escursione giornaliera. L'isola è davvero piccola e ha due sole spiagge visitabili nella stagione estiva (Cala Maestra e Cala Spalmatoio): per andare al di fuori del corridoio di sicurezza, bisogna prendere una guida sul posto. E anche se sarebbero bellissimi da esplorare - pieni come sono di spugne, gorgonie e coralli -, buona parte dei fondali, per salvaguardare la fauna locale, sono off limits per i sub.
PIANOSA
Torrida, pianeggiante e secca. Uno dei luoghi più aspri d'Italia. Non è un deserto, ma la descrizione di Pianosa, ex colonia penale (qui, per motivi politici, fu incarcerato anche l'ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini), che fino al 1998 ha legato il suo nome a quello del carcere di massima sicurezza. Rimasta disabitata dopo la chiusura del carcere, oggi l'isola sta vivendo una nuova esistenza come meta turistica - grazie all'Associazione amici di Pianosa, impegnata a valorizzarne e proteggerne il territorio. Con il suo mare trasparente e la ricchezza del suo paesaggio, Pianosa è un gioiello visitabile solo su prenotazione: in estate da Piombino, Porto Azzurro e Portoferraio parte un'imbarcazione alla settimana, ogni martedì (prenotazioni agli uffici Toremar di di Piombino, tel 0565-31100, di Porto Azzurro, tel. 0565-95004 e di Portoferraio, tel. 0565- 918080, oppure via email a escursioni@pianosa.net).
FONTE: http://www.viaggi24.ilsole24ore.com
martedì 16 marzo 2010
Toscana, terra tutta da gustare
Ventuno gli itinerari proposti nella nuova edizione della Guida alle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori, tra cui scegliere quello più adatto a trascorrere un weekend all'insegna dei sapori genuini
Tutto il mondo ci invidia, con ragione, il paesaggio toscano. Le sue montagne, le sue colline, i suoi boschi, il suo mare, le sue isole, i suoi parchi e le sue aree protette attirano ogni anno migliaia di turisti, provenienti da ogni parte del globo terrestre. Ma la Toscana non è solo questo, ma molto di più. Le sue antichissime tradizioni enologiche e enogastronomiche la rendono non solo una regione da ammirare, ma anche tutta da gustare. In poche parole la meta ideale per affamati di bellezze naturali e artistiche, ma anche per palati sottili esigenti.
Le sue cantine, i suoi frantoi e i suoi centri di degustazione, pur essendo ancora realtà sconosciute al grande pubblico e al di fuori del circuito turistico classico, rappresentano il modo migliore attraverso cui avvicinarsi a questa regione scoprendone la sua bellezza più vera e autentica. Per vivere un'esperienza unica di contatto e incontro con la questa terra e le persone che ogni giorno la lavorano basta percorrere uno dei 21 itinerari e territori toscani racchiusi nella nuova edizione (la terza) della Guida alle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori di Toscana , realizzata dall'omonima Federazione. Per i turisti l'occasione di conoscere il territorio e le sue produzioni agroalimentari. E per gli agricoltori l'opportunità di proporre i frutti del loro duro lavoro nel modo migliore e presentandoli nel loro contesto, col valore aggiunto rappresentato dall'incontro diretto con la realtà aziendale.
La Strada del Vino di Montereggio di Massa Marittima si snoda, ad esempio, all'interno del comprensorio delle colline dell'Alta Maremma Grossetana, ambiente naturale che riassume tutte le peculiarità della Toscana. Una sorta di unione tra le caratteristiche della Maremma aspra e selvaggia e la raffiantezza dei centri ricchi di storia e cultura. Gran parte del percorso della Strada del Vino e dell'Olio Chianti Classico è invece costituito dal reticolo delle strade che collegano i centri più grandi ai borghi ed ai castelli, come quello che porta a Radda in Chianta, già capoluogo della Lega del Chianti, e poi al Castello di Brolio, dove Bettino Ricasoli dettò la "ricetta" del Chianti.
Da percorrere a contatto con la natura, a piedi, in mountain bike o a cavallo la Strada del Vino delle Colline Pisane mentre quelladei Sapori Valtiberina Toscana accompagna il visitatore in un viaggio alla scoperta delle tradizioni rurali e delle loro peculiarità gastronomiche. Oltre al wine tour nelle aziende produttrici di Vino Nobile, la Strada del Vino Nobile promuove visite di interesse a Montepulciano e dintorni.
Tutti luoghi dunque dove programmare una visita, un soggiorno o semplicemente degustare le prelibatezze locali. Il tutto circondati dal fascino dei luoghi in cui vengono prodotti gli stessi, della loro storia e della loro tradizione. Le strade del vino sono infatti itinerari organizzati per consentire di visitare i vigneti, le cantine e, al tempo stesso, i luoghi circostanti, i casali, le ville secolari di ineguagliabile bellezza, i borghi, ognuno con le propria storia.
FONTE: Libero
Tutto il mondo ci invidia, con ragione, il paesaggio toscano. Le sue montagne, le sue colline, i suoi boschi, il suo mare, le sue isole, i suoi parchi e le sue aree protette attirano ogni anno migliaia di turisti, provenienti da ogni parte del globo terrestre. Ma la Toscana non è solo questo, ma molto di più. Le sue antichissime tradizioni enologiche e enogastronomiche la rendono non solo una regione da ammirare, ma anche tutta da gustare. In poche parole la meta ideale per affamati di bellezze naturali e artistiche, ma anche per palati sottili esigenti.
Le sue cantine, i suoi frantoi e i suoi centri di degustazione, pur essendo ancora realtà sconosciute al grande pubblico e al di fuori del circuito turistico classico, rappresentano il modo migliore attraverso cui avvicinarsi a questa regione scoprendone la sua bellezza più vera e autentica. Per vivere un'esperienza unica di contatto e incontro con la questa terra e le persone che ogni giorno la lavorano basta percorrere uno dei 21 itinerari e territori toscani racchiusi nella nuova edizione (la terza) della Guida alle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori di Toscana , realizzata dall'omonima Federazione. Per i turisti l'occasione di conoscere il territorio e le sue produzioni agroalimentari. E per gli agricoltori l'opportunità di proporre i frutti del loro duro lavoro nel modo migliore e presentandoli nel loro contesto, col valore aggiunto rappresentato dall'incontro diretto con la realtà aziendale.
La Strada del Vino di Montereggio di Massa Marittima si snoda, ad esempio, all'interno del comprensorio delle colline dell'Alta Maremma Grossetana, ambiente naturale che riassume tutte le peculiarità della Toscana. Una sorta di unione tra le caratteristiche della Maremma aspra e selvaggia e la raffiantezza dei centri ricchi di storia e cultura. Gran parte del percorso della Strada del Vino e dell'Olio Chianti Classico è invece costituito dal reticolo delle strade che collegano i centri più grandi ai borghi ed ai castelli, come quello che porta a Radda in Chianta, già capoluogo della Lega del Chianti, e poi al Castello di Brolio, dove Bettino Ricasoli dettò la "ricetta" del Chianti.
Da percorrere a contatto con la natura, a piedi, in mountain bike o a cavallo la Strada del Vino delle Colline Pisane mentre quelladei Sapori Valtiberina Toscana accompagna il visitatore in un viaggio alla scoperta delle tradizioni rurali e delle loro peculiarità gastronomiche. Oltre al wine tour nelle aziende produttrici di Vino Nobile, la Strada del Vino Nobile promuove visite di interesse a Montepulciano e dintorni.
Tutti luoghi dunque dove programmare una visita, un soggiorno o semplicemente degustare le prelibatezze locali. Il tutto circondati dal fascino dei luoghi in cui vengono prodotti gli stessi, della loro storia e della loro tradizione. Le strade del vino sono infatti itinerari organizzati per consentire di visitare i vigneti, le cantine e, al tempo stesso, i luoghi circostanti, i casali, le ville secolari di ineguagliabile bellezza, i borghi, ognuno con le propria storia.
FONTE: Libero
domenica 17 gennaio 2010
Toscana, regione delle “bandiere blu”
Forte dei marmi, Camaiore, Viareggio. E poi Cecina, Follonica, Castiglion della Pescaia, per non parlare del’Argentario. La Toscana è tra le prime regioni italiane ad offrire soggiorni di altissima qualità e sulle sue spiagge, che risultano tra le più belle, pulite e meglio tenute d’Italia, sventolano ormai da qualche anno tantissime bandiere blu. Quelle bandiere cioè assegnate dalla Fondazione per l’educazione ambientale (Fee) per la qualità delle acque, della costa, ma anche per la presenza di servizi, misure di sicurezza e iniziative volte alla salvaguardia dell’ambiente circostante. Di queste bandiere la Toscana, al pari della Liguria e delle Marche, ne detiene ben 16 (dato del 2009). Dalle rinomate perle della Versilia, dunque, alla marina di Bibbona, in provincia di Livorno, con la sua folta pineta che si allunga sulla spiaggia, ideale per passeggiate a piedi o in bicicletta. E, rimanendo sempre sulla Costa degli Etruschi, c’è anche Cecina, già nodo cruciale per gli scambi commerciali con Cipro, l’Egitto e l’antica Grecia nel VII secolo a.C: qui negli anni ‘6o si sviluppa il turismo internazionale con la costruzione di moderni hotel dotati di ogni comfort, stabilimenti balneari, campeggi e ristoranti dove è possibile assaggiare le specialità marinare locali. Mentre in provincia di Grosseto, lungo la strada per Gastiglione della Pescaia, immersa nella pineta, troviamo la spiaggia della Polveriera: il mare, comunque poco profondo e sempre molto calmo, si ritira ancora di più con la bassa marea formando piccole isolette di sabbia su cui i bambini amano giocare. E ancora a Follonica c’è la famosissima Cala Violina, che deve il suo nome al particolare rumore che la sabbia fa quando viene calpestata. Tra le località balneari toscane non si può non inserire a pieno titolo e con giusto merito la duna sabbiosa della Giannella, la spiaggia di Porto Santo Stefano. Poco distanti da qui le acque basse e calde della Feniglia, la spiaggia principale del Monte Argentario. Da queste spiagge, o meglio da questi porti, è possibile raggiungere in poco tempo le notissime isole d’Elba, di Montecristo e del Giglio, meta di turisti tutti i mesi dell’anno. Insomma la Toscana rimane la regione italiana più ricca di offerte turist5iche anche per questo 2010 e in cantiere ci sono migliaia di eventi, a cominciare dal famosissimo carnevale di Viareggio che proprio in questi giorni prenderà il via con una serie di spettacoli e sfilate che dureranno fino al 16 febbraio.
FONTE: www.ilcomuneinforma.it
FONTE: www.ilcomuneinforma.it
giovedì 3 dicembre 2009
E l’agriturismo diventa una trattoria
La commissione agricoltura del Consiglio regionale ha dato il via libera al nuovo testo che permette all’agriturismo di fare ristorazione come qualsiasi trattoria, con un solo obbligo: che vengano serviti pasti fatti con prodotti di origine toscana. Infuriati i ristoratori: "E' concorrenza sleale"
"Stasera ceniamo in fattoria?". Pagando s’intende. Come al ristorante. La novità è questa: le aziende del pianeta agriturismo potranno dare da mangiare ai clienti occasionali, a chi passa, anche se non dorme lì in campagna.
La legge regionale che regola la materia sta cambiando. O meglio: è praticamente cambiata ieri, quando la commissione agricoltura del Consiglio regionale ha dato il via libera al nuovo testo che permette, fra l’altro, all’agriturismo di fare ristorazione come qualsiasi trattoria. Con un solo obbligo: che vengano serviti pasti fatti con prodotti di origine toscana, dando la prevalenza a quelli dell’azienda agricola.
In teoria, si resta dentro la regola anche se, mettiamo, in un agriturismo dell’Abetone si serve pesce di Orbetello, oppure se in provincia di Massa Carrara si mangia polenta amiatina. Di conseguenza, viene cancellata la norma che prevedeva la somministrazione dei pasti solo per gli alloggiati, cioè per chi passava la notte nell’agriturismo, svegliato dal canto del gallo o dal muggito della mucca.
Molto soddisfatta del provvedimento la maggioranza di centrosinistra, come ha sottolineato il presidente della commissione, Aldo Manetti (Rifondazione). E non è contrario il centrodestra che, parole di Piero Pizzi (Fi-Pdl), "ha scelto un’astensione tecnica che potrebbe trasformarsi in voto favorevole durante il dibattito in aula".
Decisamente contrari, e pronti a dar battaglia appunto in vista del voto in aula, sono invece i rappresentanti dei ristoratori. Gianni Masoni di Confesercenti e Stefano Pucci di Confcommercio, in una nota congiunta, affermano che "si configura una vera e propria concorrenza sleale con la rete della ristorazione".Già scagliatisi contro i banchi di ristoro di fiere e sagre, Confesercenti e Confcommercio attaccano la Regione: "Dopo la recente adozione del Codice del commercio, non esiste più alcuna forma di contingentamento e l’apertura di nuovi ristoranti è limitata solo dal rispetto delle regole urbanistiche e igienico-sanitarie. Il settore agrituristico gode già di notevoli privilegi fiscali e contributivi. L’ulteriore deroga squilibra il sistema".
Non basta. i rappresentanti di ristoratori e albergatori vogliono che venga rivista la possibilità, per gli agriturismo, di organizzare veri pacchetti turistici. Guerra aperta, dunque. Ma la nuova legge, che dovrebbe essere approvata definitivamente prima di Natale, offre al mondo della campagna anche la possibilità di avviare un agriturismo (emendamento di Piero Pizzi e Angela Notaro del Pdl) con la sola dichiarazione di inizio attività, definitiva dopo 30 giorni.
Tutto semplificato? Non proprio. Ai legislatori piacciono le articolazioni burocratiche. Così delle autorizzazioni si occuperanno le Province, mentre i controlli saranno affidati ai comuni. Un pezzettino di competenze per uno.
Resta in sospeso la classificazione. Quante spighe? Si aspetta una regola nazionale. Se non dovesse arrivare, la Toscana rimetterà le mani sulla legge nel 2010. Ma intanto la cena (o il pranzo) in fattoria potrebbe aver sostituito la festa fra amici. O perfino l’addio al celibato, rilanciandolo fra odor di stalla e profumo di cantina. Mentre il vecchio oste piange e s’arrabbia con la Regione.
LA NAZIONE
"Stasera ceniamo in fattoria?". Pagando s’intende. Come al ristorante. La novità è questa: le aziende del pianeta agriturismo potranno dare da mangiare ai clienti occasionali, a chi passa, anche se non dorme lì in campagna.
La legge regionale che regola la materia sta cambiando. O meglio: è praticamente cambiata ieri, quando la commissione agricoltura del Consiglio regionale ha dato il via libera al nuovo testo che permette, fra l’altro, all’agriturismo di fare ristorazione come qualsiasi trattoria. Con un solo obbligo: che vengano serviti pasti fatti con prodotti di origine toscana, dando la prevalenza a quelli dell’azienda agricola.
In teoria, si resta dentro la regola anche se, mettiamo, in un agriturismo dell’Abetone si serve pesce di Orbetello, oppure se in provincia di Massa Carrara si mangia polenta amiatina. Di conseguenza, viene cancellata la norma che prevedeva la somministrazione dei pasti solo per gli alloggiati, cioè per chi passava la notte nell’agriturismo, svegliato dal canto del gallo o dal muggito della mucca.
Molto soddisfatta del provvedimento la maggioranza di centrosinistra, come ha sottolineato il presidente della commissione, Aldo Manetti (Rifondazione). E non è contrario il centrodestra che, parole di Piero Pizzi (Fi-Pdl), "ha scelto un’astensione tecnica che potrebbe trasformarsi in voto favorevole durante il dibattito in aula".
Decisamente contrari, e pronti a dar battaglia appunto in vista del voto in aula, sono invece i rappresentanti dei ristoratori. Gianni Masoni di Confesercenti e Stefano Pucci di Confcommercio, in una nota congiunta, affermano che "si configura una vera e propria concorrenza sleale con la rete della ristorazione".Già scagliatisi contro i banchi di ristoro di fiere e sagre, Confesercenti e Confcommercio attaccano la Regione: "Dopo la recente adozione del Codice del commercio, non esiste più alcuna forma di contingentamento e l’apertura di nuovi ristoranti è limitata solo dal rispetto delle regole urbanistiche e igienico-sanitarie. Il settore agrituristico gode già di notevoli privilegi fiscali e contributivi. L’ulteriore deroga squilibra il sistema".
Non basta. i rappresentanti di ristoratori e albergatori vogliono che venga rivista la possibilità, per gli agriturismo, di organizzare veri pacchetti turistici. Guerra aperta, dunque. Ma la nuova legge, che dovrebbe essere approvata definitivamente prima di Natale, offre al mondo della campagna anche la possibilità di avviare un agriturismo (emendamento di Piero Pizzi e Angela Notaro del Pdl) con la sola dichiarazione di inizio attività, definitiva dopo 30 giorni.
Tutto semplificato? Non proprio. Ai legislatori piacciono le articolazioni burocratiche. Così delle autorizzazioni si occuperanno le Province, mentre i controlli saranno affidati ai comuni. Un pezzettino di competenze per uno.
Resta in sospeso la classificazione. Quante spighe? Si aspetta una regola nazionale. Se non dovesse arrivare, la Toscana rimetterà le mani sulla legge nel 2010. Ma intanto la cena (o il pranzo) in fattoria potrebbe aver sostituito la festa fra amici. O perfino l’addio al celibato, rilanciandolo fra odor di stalla e profumo di cantina. Mentre il vecchio oste piange e s’arrabbia con la Regione.
LA NAZIONE
mercoledì 2 dicembre 2009
TURISMO: TOSCANA E FRANCIA REGINE WEEKEND E PONTI LUNGHI
(ASCA) - Roma, 2 dic - Alla vigilia del Ponte dell'Immacolata, che apre la stagione delle vacanze invernali, ecco la radiografia degli italiani ''malati'' di Ponti e week end lunghi. E' quanto emerge dall'indagine dell'Osservatorio Europcar (Doxa).
Ma quanti sono gli italiani che poi, concretamente, decidono di partire non appena riescono a mettere insieme i 2, 3 o 4 giorni necessari per spezzare, davvero, con le responsabilita' di ogni giorno? La ricerca dell'Osservatorio voluto da Europcar ci dice che nell'arco degli ultimi 12 mesi ponti e week end sono stati una realta' per il 42% degli italiani, soprattutto d'estate e primavera, ma anche (da Tutti Santi all'8 dicembre, da Natale a Capodanno all'Epifania) in autunno e in inverno. Gli amanti della vacanza breve sono un po' di piu' uomini (45%), giovani under 35 (55%), appartenenti a una classe sociale medio superiore (62%), piu' spesso single (50%) e abitanti nelle regioni del Centro (48%) o del Nord-Ovest (46%).
Ma dove vanno gli italiani che riescono a preparare al volo una valigia e a saltare su una macchina o un aereo per qualche giorno? Le prime 5 destinazioni italiane sono Toscana (17%), il Lazio e la Liguria (8%), l'Emilia Romagna e la Sicilia (7%), seguite da Calabria, Veneto e Puglia, al 6%.
Se guardiamo al solo dato dei Ponti, la vittoria della Toscana diventa sorprendente visto che questa destinazione accoglie quasi un ''pontista'' su 3 (31% del totale).
Le prime 5 destinazioni straniere sono invece la Francia (25%), la Spagna (12%), la Gran Bretagna/Inghilterra e la Germania (8%) e l'Austria (7%). Anche qui tallonati da un gruppetto che vede appaiate Grecia, Slovenia ed Egitto (4%).
La supremazia della Francia diventa sorprendente se guardiamo ai soli Ponti (37% del totale) o week end brevi (34%). Mentre la Germania si distingue come destinazione da week end lungo (13%) e l'Austria da week end breve (11%).
com/men/alf
(Asca)
Ma quanti sono gli italiani che poi, concretamente, decidono di partire non appena riescono a mettere insieme i 2, 3 o 4 giorni necessari per spezzare, davvero, con le responsabilita' di ogni giorno? La ricerca dell'Osservatorio voluto da Europcar ci dice che nell'arco degli ultimi 12 mesi ponti e week end sono stati una realta' per il 42% degli italiani, soprattutto d'estate e primavera, ma anche (da Tutti Santi all'8 dicembre, da Natale a Capodanno all'Epifania) in autunno e in inverno. Gli amanti della vacanza breve sono un po' di piu' uomini (45%), giovani under 35 (55%), appartenenti a una classe sociale medio superiore (62%), piu' spesso single (50%) e abitanti nelle regioni del Centro (48%) o del Nord-Ovest (46%).
Ma dove vanno gli italiani che riescono a preparare al volo una valigia e a saltare su una macchina o un aereo per qualche giorno? Le prime 5 destinazioni italiane sono Toscana (17%), il Lazio e la Liguria (8%), l'Emilia Romagna e la Sicilia (7%), seguite da Calabria, Veneto e Puglia, al 6%.
Se guardiamo al solo dato dei Ponti, la vittoria della Toscana diventa sorprendente visto che questa destinazione accoglie quasi un ''pontista'' su 3 (31% del totale).
Le prime 5 destinazioni straniere sono invece la Francia (25%), la Spagna (12%), la Gran Bretagna/Inghilterra e la Germania (8%) e l'Austria (7%). Anche qui tallonati da un gruppetto che vede appaiate Grecia, Slovenia ed Egitto (4%).
La supremazia della Francia diventa sorprendente se guardiamo ai soli Ponti (37% del totale) o week end brevi (34%). Mentre la Germania si distingue come destinazione da week end lungo (13%) e l'Austria da week end breve (11%).
com/men/alf
(Asca)
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lunedì 30 novembre 2009
Pacchetti turistici online:
Il numero dei cittadini Ue che sfruttano i pacchetti dinamici utilizzando siti web come Expedia e Opodo è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi due anni, superando quota 100 milioni.
La Commissione Europea ha così deciso di aggiornare le regole sul turismo, che esistono dal 1990, quindi prima dell'avvento di Internet, ma proteggono i consumatori solo se volo, alloggio e altri servizi sono forniti dal medesimo provider.
Oggi, invece, il procedimento più comune prevede che il turista prenoti il volo tramite un sito che poi lo reindirizza su altri siti per il noleggio dell'auto, la prenotazione dell'hotel o altri servizi come i tour guidati.
Le nuove misure per i siti web che vendono pacchetti turistici saranno più severe, nel tentativo di proteggere più efficacemente i consumatori in caso di fallimento del tour operator.
Il piano europeo è stato approntato dopo il consistente incremento delle prenotazioni online, in particolar modo per quanto riguarda i "pacchetti dinamici", quelli dove volo, alloggio, affitto auto e altri servizi sono forniti da provider diversi ma tutti attraverso un unico sito web.
Un terzo delle prenotazioni turistiche, che nel 2008 hanno fruttato un totale di 246 miliardi di euro, rendendo il mercato europeo il più importante della categoria, viene effettuato proprio utilizzando i cosiddetti pacchetti dinamici, stando alle stime della Commissione Europea.
La Commissione Europea ha così deciso di aggiornare le regole sul turismo, che esistono dal 1990, quindi prima dell'avvento di Internet, ma proteggono i consumatori solo se volo, alloggio e altri servizi sono forniti dal medesimo provider.
Oggi, invece, il procedimento più comune prevede che il turista prenoti il volo tramite un sito che poi lo reindirizza su altri siti per il noleggio dell'auto, la prenotazione dell'hotel o altri servizi come i tour guidati.
Le nuove misure per i siti web che vendono pacchetti turistici saranno più severe, nel tentativo di proteggere più efficacemente i consumatori in caso di fallimento del tour operator.
Il piano europeo è stato approntato dopo il consistente incremento delle prenotazioni online, in particolar modo per quanto riguarda i "pacchetti dinamici", quelli dove volo, alloggio, affitto auto e altri servizi sono forniti da provider diversi ma tutti attraverso un unico sito web.
Un terzo delle prenotazioni turistiche, che nel 2008 hanno fruttato un totale di 246 miliardi di euro, rendendo il mercato europeo il più importante della categoria, viene effettuato proprio utilizzando i cosiddetti pacchetti dinamici, stando alle stime della Commissione Europea.
martedì 13 ottobre 2009
Toscana, 20 mln per rilanciare l'offerta turistica dei centri minori
La regione Toscana ha assegnato 20 milioni di euro per il rilancio dell'offerta turistica dei centri minori e delle aree montane. Sono già stati selezionati i progetti, ben 90, che saranno finanziati nella misura del 60% dalla Regione con 20 milioni, cifra che attiverà complessivamente 40 milioni di investimenti.. Tra i progetti approvati, un approdo turistico a Marciana Marina, la risistemazione del lungomare di Cecina, la ciclopista "Puccini", un nuovo ostello per i pellegrini della Via Francigena, un Palacongressi all'Abetone, nuove terme a Bagno Vignoni.
FONTE: http://www.travelquotidiano.com
FONTE: http://www.travelquotidiano.com
venerdì 2 ottobre 2009
Toscana: 2 mln per un turismo sostenibile e competitivo
Lo ha deciso la giunta regionale Toscana con l'approvazione del progetto "Toscana turistica sostenibile & competitiva".
Investire 2 milioni di euro in tre anni per rendere il turismo toscano competitivo e sostenibile. Lo ha deciso la giunta regionale Toscana con l'approvazione del progetto "Toscana turistica sostenibile & competitiva", previsto dal Piano regionale dello sviluppo economico 2006-2010. Secondo il progetto gli Enti locali realizzeranno nelle destinazioni turistiche di aree montane, rurali, termali, costiere e citta' d'arte interventi integrati e innovativi che si basano sulle modalita' di sostenibilita' e competitivita' condivise, a livello europeo, con la rete Necstour, un laboratorio europeo permanente di dibattito e piattaforma di condivisione di buone pratiche. Il progetto prevede inoltre il potenziamento dell'Osservatorio Regionale del Turismo Sostenibile, la creazione di una rete di destinazioni turistiche per sperimentare il modello operativo elaborato da Necstour, attivita' di ricerca e innovazione e la promozione della partecipazione, comunicazione e informazione.
FONTE: Il Sole 24 Ore Radiocor
Investire 2 milioni di euro in tre anni per rendere il turismo toscano competitivo e sostenibile. Lo ha deciso la giunta regionale Toscana con l'approvazione del progetto "Toscana turistica sostenibile & competitiva", previsto dal Piano regionale dello sviluppo economico 2006-2010. Secondo il progetto gli Enti locali realizzeranno nelle destinazioni turistiche di aree montane, rurali, termali, costiere e citta' d'arte interventi integrati e innovativi che si basano sulle modalita' di sostenibilita' e competitivita' condivise, a livello europeo, con la rete Necstour, un laboratorio europeo permanente di dibattito e piattaforma di condivisione di buone pratiche. Il progetto prevede inoltre il potenziamento dell'Osservatorio Regionale del Turismo Sostenibile, la creazione di una rete di destinazioni turistiche per sperimentare il modello operativo elaborato da Necstour, attivita' di ricerca e innovazione e la promozione della partecipazione, comunicazione e informazione.
FONTE: Il Sole 24 Ore Radiocor
giovedì 3 settembre 2009
Turismo: in Italia le imprese del settore crescono del 5,1% in un anno
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Nell'ultimo anno le imprese turistiche in Italia sono aumentate del 5,1%. Il territorio ora conta 42.884 strutture ricettive. La regione piu' ricca di servizi e il Trentino Alto Adige, seguono Toscana ed Emilia Romagna. Sono i dati forniti dalla Camera di commercio di Milano. Il turismo sembra non temere la crisi, il trend e' in continua crescita. Nei primi tre mesi del 2009 le nuove iscritte del settore sono state 505. Si affermano bad&breakfast e campeggi, che con le loro offerte economicamente meno impegnative costituiscono piu' di una impresa turistica su quattro.
La Toscana tra dune (carenti), pinete (deperienti) e governo del territorio urbano costiero
Allo stato attuale delle conoscenze botaniche e selvicolturali, non è ancora stato chiarito se il pino domestico (Pinus pinea, cioè il comune pino dalla chioma "a ombrello", rintracciabile quasi in ogni località costiera toscana) è indigeno della nostra zona, o se sia stato introdotto sulla penisola nell'antichità da parte dell'uomo. Comunque, la Toscana pullula di pinete: al 1988 erano stimati, riporta G.Bernetti nel suo "Selvicoltura speciale", circa 7700 Ha, e comunque «l'esistenza di pinete litoranee era già documentata da catasti toscani del 1400», e «l'impianto di pinete costiere è stato attivo a partire dal ‘500, sempre contestuale al progredire delle bonifiche».
Ecco che, da quanto sopra scritto, si può capire come mai la Toscana si trovi, al giorno d'oggi, così fortemente caratterizzata dalla presenza di pinete sulla costa rispetto ad altre zone (ad esempio, le stime per il Lazio parlano di soli 2000-2500 Ha a pineta, e il dato per l'Italia in generale è stimato sui 20-30.000 Ha): essendo stata, la regione, fortemente caratterizzata da processi di bonifica almeno fino agli anni 30, ma anche successivamente, ecco che le pinete erano considerate tra i modi migliori di "fissare" il terreno dopo la bonifica.
Il problema è - come cita lo stesso Bernetti - che il pino, qualsiasi sia la sua zona di origine, comunque «ha fissato gran parte dei suoi caratteri in un clima diverso e affronta, oggi, il clima mediterraneo con adattamenti meno completi» rispetto ad altre specie dello stesso genere.
Il pino domestico, pur così diffuso, si trova quindi in un habitat sostanzialmente inadatto, in Toscana. A questo va aggiunto il fatto che la specie è particolarmente sensibile ai danni da aerosol marino, e infatti ogni pineta di Pinus pinea che si trova in buone condizioni di salute è situata in luoghi protetti dalle correnti salmastre, mentre quelle che si trovano esposte sono destinate a perire, anche per la citata inadeguatezza davanti al clima mediterraneo odierno e al fatto che, oltre che salmastro di per sé, l'aerosol marino è sempre più inquinato, e questo peggiora le cose.
La "protezione" dall'aerosol marino, per una pineta, può essere garantita in due modi: uno è la presenza di una fascia di protezione con altre specie più resistenti al salmastro (per esempio il pino marittimo, Pinus pinaster, o varie specie di latifoglie semi-arboree della macchia mediterranea), e l'altro è la presenza di dune, che sollevando il flusso della brezza marina lo sollevano e lo fanno ricadere, all'interno, al di là del soprassuolo a pineta. In assenza di questa fascia di protezione quindi, e considerando anche l'inadeguatezza territoriale citata per la specie, è da attendersi un progressivo, inesorabile decadimento del popolamento vegetale.
Ed è quello che, almeno secondo quanto riportato dal "Tirreno" di oggi, sta avvenendo alla pineta costiera di Follonica: nella località costiera, secondo quanto afferma il perito agrario ed esponente dei Verdi Edoardo Bertocci, «le dune sabbiose sono state asportate, e si sono costruite baracche e strade creando condizioni di disagio per i pini con danni irreversibili. A questi problemi di tipo ambientale va aggiunto che la maggior parte dei pini hanno raggiunto, se non oltrepassato, il secolo di vita», davanti a età massime che solitamente non superano i 130 anni.
E, a parte gli interventi che vengono giustamente suggeriti - ricostituzione della fertilità del suolo, ripiantumazione di una fascia di protezione, e in generale «riaffrontare e riprendere i lavori (di manutenzione) con modalità diverse da quelle del passato» - è significativo quanto infine viene raccomandato, e cioè la chiusura al pubblico delle parti di pineta in corso di rimboschimento.
Ecco quindi che, in conseguenza del fatto che alle pinete non è stata garantito un habitat artificiale adatto, i cittadini di Follonica (ma la questione investe molte località toscane) rischiano di ritrovarsi senza ampi pezzi della "loro" pineta finché, dopo decenni, gli esemplari piantati avranno attecchito e saranno cresciuti.
Come agire, quindi? Anzitutto, è ovvio che garantire la persistenza (o il ripristino) dei sistemi dunali costieri è soluzione praticabile in aree non urbane, e non è invece compatibile, nella maggior parte dei casi, in zone abitate anche per ovvie questioni legate alle esigenze del moderno turismo di massa e al suo indotto economico e occupazionale. Ciò non toglie che la ricostituzione di un sistema dunale sarebbe la soluzione più sicura per il problema-pinete.
In quei (molteplici) casi in cui la cosa non sia praticabile su ampia scala, invece, o in cui magari non si voglia risparmiare o ricostituire il sistema dunale/la fascia arborea di protezione, è necessario perlomeno evolvere la pianificazione urbanistica, viaria e delle attività turistiche verso una effettiva integrazione con quella del verde urbano e peri-urbano in modo tale da non trovarsi più davanti ad errori di questo genere. E' vero che solo negli ultimi anni si sono affacciate, nel dibattito sul verde urbano, soluzioni più integrate tra gli aspetti selvicolturali e quelli urbanistici, ma è anche vero che finora a questo proposito è stato fatto troppo poco, e per esempio il verde urbano è stato trattato più spesso come "manufatto" - al pari di una strada o di un ponte - che come "popolazione di organismi viventi, con le sue necessità ecologiche imprescindibili".
E invece la strada è un'altra: l'impianto di una pineta, o il proseguimento della sua persistenza in un qualsiasi luogo, deve necessariamente essere affrontato guardando anche alla pianificazione urbanistica. Dove c'è pineta, cioè, deve esserci anche una fascia di protezione arborea o dunale dalla parte del mare, mentre dove non si può (o non si vuole) mantenere la fascia arborea e/o dunale è più conveniente rinunciare alla pineta a pino domestico, e rivolgersi a specie più consone al luogo per quanto riguarda la dotazione di alberature urbane. Ma poiché, come è ovvio e risaputo, le pinete hanno una forte attrattività per residenti e turisti per motivi estetici, storici e soprattutto funzionali (gli aghi secchi e la cattiva qualità della lettiera di pino impediscono la formazione di un eccessivo sottobosco), allora riesce difficile pensare che le comunità risponderanno positivamente alla prospettiva di una scomparsa delle pinete. Ma è questo un evento che, in assenza di interventi più mirati e di evoluzioni del funzionamento della macchina amministrativa, è destinato a colpire progressivamente tutte le località costiere toscane, almeno quelle dove (e sono la stragrande maggioranza) il sistema dunale e/o la fascia arborea protettiva sono stati eliminati.
FONTE: http://www.greenreport.it/
Ecco che, da quanto sopra scritto, si può capire come mai la Toscana si trovi, al giorno d'oggi, così fortemente caratterizzata dalla presenza di pinete sulla costa rispetto ad altre zone (ad esempio, le stime per il Lazio parlano di soli 2000-2500 Ha a pineta, e il dato per l'Italia in generale è stimato sui 20-30.000 Ha): essendo stata, la regione, fortemente caratterizzata da processi di bonifica almeno fino agli anni 30, ma anche successivamente, ecco che le pinete erano considerate tra i modi migliori di "fissare" il terreno dopo la bonifica.
Il problema è - come cita lo stesso Bernetti - che il pino, qualsiasi sia la sua zona di origine, comunque «ha fissato gran parte dei suoi caratteri in un clima diverso e affronta, oggi, il clima mediterraneo con adattamenti meno completi» rispetto ad altre specie dello stesso genere.
Il pino domestico, pur così diffuso, si trova quindi in un habitat sostanzialmente inadatto, in Toscana. A questo va aggiunto il fatto che la specie è particolarmente sensibile ai danni da aerosol marino, e infatti ogni pineta di Pinus pinea che si trova in buone condizioni di salute è situata in luoghi protetti dalle correnti salmastre, mentre quelle che si trovano esposte sono destinate a perire, anche per la citata inadeguatezza davanti al clima mediterraneo odierno e al fatto che, oltre che salmastro di per sé, l'aerosol marino è sempre più inquinato, e questo peggiora le cose.
La "protezione" dall'aerosol marino, per una pineta, può essere garantita in due modi: uno è la presenza di una fascia di protezione con altre specie più resistenti al salmastro (per esempio il pino marittimo, Pinus pinaster, o varie specie di latifoglie semi-arboree della macchia mediterranea), e l'altro è la presenza di dune, che sollevando il flusso della brezza marina lo sollevano e lo fanno ricadere, all'interno, al di là del soprassuolo a pineta. In assenza di questa fascia di protezione quindi, e considerando anche l'inadeguatezza territoriale citata per la specie, è da attendersi un progressivo, inesorabile decadimento del popolamento vegetale.
Ed è quello che, almeno secondo quanto riportato dal "Tirreno" di oggi, sta avvenendo alla pineta costiera di Follonica: nella località costiera, secondo quanto afferma il perito agrario ed esponente dei Verdi Edoardo Bertocci, «le dune sabbiose sono state asportate, e si sono costruite baracche e strade creando condizioni di disagio per i pini con danni irreversibili. A questi problemi di tipo ambientale va aggiunto che la maggior parte dei pini hanno raggiunto, se non oltrepassato, il secolo di vita», davanti a età massime che solitamente non superano i 130 anni.
E, a parte gli interventi che vengono giustamente suggeriti - ricostituzione della fertilità del suolo, ripiantumazione di una fascia di protezione, e in generale «riaffrontare e riprendere i lavori (di manutenzione) con modalità diverse da quelle del passato» - è significativo quanto infine viene raccomandato, e cioè la chiusura al pubblico delle parti di pineta in corso di rimboschimento.
Ecco quindi che, in conseguenza del fatto che alle pinete non è stata garantito un habitat artificiale adatto, i cittadini di Follonica (ma la questione investe molte località toscane) rischiano di ritrovarsi senza ampi pezzi della "loro" pineta finché, dopo decenni, gli esemplari piantati avranno attecchito e saranno cresciuti.
Come agire, quindi? Anzitutto, è ovvio che garantire la persistenza (o il ripristino) dei sistemi dunali costieri è soluzione praticabile in aree non urbane, e non è invece compatibile, nella maggior parte dei casi, in zone abitate anche per ovvie questioni legate alle esigenze del moderno turismo di massa e al suo indotto economico e occupazionale. Ciò non toglie che la ricostituzione di un sistema dunale sarebbe la soluzione più sicura per il problema-pinete.
In quei (molteplici) casi in cui la cosa non sia praticabile su ampia scala, invece, o in cui magari non si voglia risparmiare o ricostituire il sistema dunale/la fascia arborea di protezione, è necessario perlomeno evolvere la pianificazione urbanistica, viaria e delle attività turistiche verso una effettiva integrazione con quella del verde urbano e peri-urbano in modo tale da non trovarsi più davanti ad errori di questo genere. E' vero che solo negli ultimi anni si sono affacciate, nel dibattito sul verde urbano, soluzioni più integrate tra gli aspetti selvicolturali e quelli urbanistici, ma è anche vero che finora a questo proposito è stato fatto troppo poco, e per esempio il verde urbano è stato trattato più spesso come "manufatto" - al pari di una strada o di un ponte - che come "popolazione di organismi viventi, con le sue necessità ecologiche imprescindibili".
E invece la strada è un'altra: l'impianto di una pineta, o il proseguimento della sua persistenza in un qualsiasi luogo, deve necessariamente essere affrontato guardando anche alla pianificazione urbanistica. Dove c'è pineta, cioè, deve esserci anche una fascia di protezione arborea o dunale dalla parte del mare, mentre dove non si può (o non si vuole) mantenere la fascia arborea e/o dunale è più conveniente rinunciare alla pineta a pino domestico, e rivolgersi a specie più consone al luogo per quanto riguarda la dotazione di alberature urbane. Ma poiché, come è ovvio e risaputo, le pinete hanno una forte attrattività per residenti e turisti per motivi estetici, storici e soprattutto funzionali (gli aghi secchi e la cattiva qualità della lettiera di pino impediscono la formazione di un eccessivo sottobosco), allora riesce difficile pensare che le comunità risponderanno positivamente alla prospettiva di una scomparsa delle pinete. Ma è questo un evento che, in assenza di interventi più mirati e di evoluzioni del funzionamento della macchina amministrativa, è destinato a colpire progressivamente tutte le località costiere toscane, almeno quelle dove (e sono la stragrande maggioranza) il sistema dunale e/o la fascia arborea protettiva sono stati eliminati.
FONTE: http://www.greenreport.it/
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